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Fare arte e fare psicoanalisi

Titolo: Fare arte e fare psicoanalisi

Autore: Dott. Giovanni Castaldi

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1. Premessa

Lavoro come psicoanalista da più di trent'anni a Milano. Ho una lunga formazione analitica e mi sono occupato per diverso tempo di riabilitazione psichiatrica. Nell'ambito psichiatrico e in seguito nella terapia con i bambini ho incontrato l'Arteterapia, sviluppandola come tecnica clinica. Insegno Metodi e tecniche dell'Arteterapia presso l'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino.
Rispondo ad una serie di domande, interrogazioni, riflessioni, che Stefano Ferrari e Mona Lisa Tina, curatori degli “Incontri sul contemporaneo”, al Dipartimento di Arte dell'Università di Bologna, mi hanno rivolto. Le questioni riguardano il rapporto tra arte e psicologia/psicoanalisi; la fruizione dell'opera da parte del pubblico e il valore aggiunto che la psicoanalisi può dare a tale operazione; l'arte come funzione terapeutica o destabilizzante degli individui; la lettura che la psicologia/psicoanalisi fanno dell'arte contemporanea ed infine, se l'idea freudiana dell'arte, realizzata, contenuta e rappresentata in una forma, possa essere ancora valida, nonostante la teoria dell'informe che solca l'arte contemporanea, etc, etc.

1.1 Sulla psicoanalisi

Breve preambolo sul significato che attribuisco alla psicoanalisi.
La psicoanalisi ha la funzione, il compito, di curare. Sono cose che si sanno ma forse è meglio ribadirle. La psicoanalisi nasce e si costruisce all'interno di un contesto medico e scientifico e non nell'ambito di una dimensione filosofica e sociologica. Il fatto che la psicoanalisi possa dire qualcosa d'intelligente sui legami sociali che costituiscono le nostre attuali società e sui nostri stili di vita, non deve fare presumere che essa diventi lo strumento interpretativo al servizio di una psicosociologia dei consumi e dei comportamenti umani. Certamente la psicoanalisi può intervenire nella lettura dei destini dell'uomo ma deve stare sempre molto attenta a non allargarsi troppo e a ricordarsi che il suo lavoro clinico di cura è individuale, singolare, non opera sulle masse indistinte. Una psicoanalisi che avesse un impatto sul territorio mondiale, equivalente all'impatto di un farmaco “miracoloso” come la penicillina, non sarebbe affatto interessante per il mondo, perché diventerebbe quasi certamente un'ideologia presuntuosa e sorda di come gli esseri umani dovrebbero stare al mondo.

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La camera chiara. Roland Barthes

Roland Barthes scrisse questo libro nel 1980 pochi mesi prima di morire. Sono note e riflessioni, considerazioni e digressioni sulla fotografia come si legge nella terza di copertina. Il testo è attraversato da una dimensione autobiografica. Non sono soltanto parole “indifferenti” - scientifiche e teoretiche - sulla fotografia, ma sono parole dettate da una dimensione personale e soggettiva che riguarda i rapporti che tutti noi abbiamo con le immagini fotografiche. Le fotografie evocano in ciascuno di noi sentimenti e disposizioni affettive, amore, rifiuto, seduzione, nostalgia, bellezza, infinita melanconia e milioni di altre cose ancora. Una fotografia rappresenta anche un mondo di cose e di persone che viene di volta in volta rivissuto. Fondamentale è per Barthes immergersi nella rappresentazione fotografica per giungere a cogliere l'essenza più vera della persona fotografata così come lui stesso fa nel rapporto che intrattiene con la fotografia che ritrae sua madre piccola, ancora bambina, in un giardino d'inverno.
Barthes guardava una serie di fotografie di sua madre senza riuscire però a ritrovarla e a riconoscerla totalmente, ritrovava solo alcune parti di lei ma finalmente guardando una fotografia molto antica di lei la riconobbe. Era piccola, bambina, insieme a suo fratello in un giardino d'inverno.

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Trauma e psicosi - Arteterapia parte seconda

Accademia Albertina delle Belle Arti di TorinoTrascrizione del seminario sull'arteterapia tenuto dal dott. Giovanni Castaldi presso l'Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino, primavera 2009.

Parte Seconda

 

- Trauma e psicosi -

Parliamo della definizione di arteterapia. Vi ho letto dieci righe di Francis Bacon sul concetto di apparenza. Bacon dice che ogni generazione reinventa l’apparenza e mi permetterei di dire che ogni persona, anche se è una persona in una condizione di assoluta alienazione mentale, reinventa una configurazione psichica, reinventa qualcosa che può essere nell’ordine del suo essere.

L’arteterapia esattamente come l'arte rende visibile ciò che non lo è. Rende visibile quel che non è visibile e dà forma a quel contenuto interno, interiore della persona, nella sua dimensione emotiva e affettiva.

La continuazione e le altre parti a >> questo link

 

Erotismi domestici

Qualche anno fa' venne a trovarmi in studio una signora di 45 anni, molto elegante e distinta, fiera nel portamento, mi aveva chiesto un appuntamento perché voleva parlarmi di una cosa che l'assillava e che non riusciva più a tenere a freno, riguardava la sfera sessuale nei confronti del suo compagno. Conviveva con un uomo da oltre dieci anni, non si erano sposati e non avevano avuto figli ma sarebbero stati entusiasti se fossero arrivati. “Sono un po' stufa dei giochi erotici che il mio uomo pretende da me, insomma è un feticista, non capisco più se ama il mio corpo o le mie ciabattine di raso nero con il tacco! Ne ho diverse paia di ciabatte, eleganti, domestiche, da sera e da giorno, lui desidera che io le indossi e cammini facendo risuonare la ciabatta sul tallone, non devo trascinarle mai, assolutamente.

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Feticismo

Non esiste la Donna e non esiste l’Uomo. Sono funzioni simboliche, non sono funzioni naturali, non esistono in natura, esistono dei maschi e delle femmine che cercano di essere degli uomini e delle donne. Quel che definiamo natura è il sistema organico, non simbolico. La natura sono i nostri organi, i nostri genitali, il pene, la vagina, il fegato, il cuore etc. Perché il pene ha acquistato una così forte rilevanza tanto da essere diventato il simbolo fallico? Il pene non è il fallo, ma il fallo ha generalmente come rappresentante organico il pene dell’uomo, gli altri organi del corpo sono sicuramente meno gettonati, etc. Ritengo che il valore aggiunto del pene sia legato al fatto che è l’organo della riproduzione, e ciò comporta potere, il potere di generare per esempio. La riproducibilità organica avviene attraverso gli organi genitali maschili e femminili e non attraverso altri organi… Non si tratta solo di un problema di godimento fine a se stesso, la funzione fallica positiva è quella della riproducibilità e della fertilità, per esempio in senso sublimato è la trasmissibilità di un’esperienza come apertura verso l’altro e verso gli altri. Il godimento fallico è interessante se non è fine a se stesso e se sostenuto dal desiderio tende verso qualcosa che è altro da se stesso. Il corpo dell’uomo e il corpo della donna vengono reciprocamente a essere presi come oggetto del proprio desiderio e godimento. Se il corpo dell’altro partner non viene fallicizzato non c’è erezione, non c’è godimento penetrativo, non c’è eiaculazione neanche da parte della donna. C’è una pienezza nell’atto sessuale (genitale) quando c’è dimensione fallica. Nella normalità sessuale amore e desiderio coincidono, l’oggetto che causa il nostro amore è anche l’oggetto del nostro desiderio, il corpo di un uomo e di una donna assurgono per noi a fallo. Ma ci può anche essere scissione tra amore e desiderio. Tutta la grande sfera della perversione ha come base questa divisione.
Il corpo di una donna come il corpo di un uomo nella misura in cui è fallicizzato è anche feticizzato. È la totalità della sua figura a essere erotizzata. Il fenomeno del feticismo, la sua patologia emergono quando un tratto del corpo (piede, seno, etc.) oppure un qualsiasi oggetto associato al corpo (scarpa, calza, mutandina, etc.) acquistano il valore di oggetti sessuali, sono erotizzati e funzionano come rappresentanti, sono dei sostituti, del corpo.

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Riuscire a costruire arte

La follia nella sua matrice originaria è un grande insieme di sesso e di violenza. È una affermazione profondamente vera anche se può sembrare generica.
In ogni disagio grave c’è stata una violenza subita, c’è stata una violenza percepita, ci sono state delle esperienze traumatiche che alle volte possono essere definite oggettivamente tali e altre volte no, ma rimangono traumatiche per l’individuo che le ha vissute. Il trauma è un fatto soggettivo e la nostra psiche è il prodotto dinamico di una percezione e di un’esperienza soggettiva. Le persone che soffrono di disturbi mentali impegnativi, mi riferisco alle patologie psicotiche, hanno impresso nel loro corpo psichico una serie di traumi che si sono accumulati e stratificati fino a manifestarsi in una situazione esplosiva, non più contenuta. Succede che queste persone comincino a delirare, a costruire deliri più o meno organizzati, a ritirarsi in se stessi da se stessi. Sono ritiri che per quanto possano essere deliranti, emarginativi, cercano di mantenere un senso, il desiderio di un senso che è stato falcidiato nella storia della loro esistenza. Il ritiro psicotico è un ritiro di difesa dal mondo sociale, pubblico, anche privato, familiare, che è il luogo privilegiato del senso umano riguardo al quale ciascuno di noi deve confrontarsi.

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Riabilitazione e self help nell’ambito dell’Istituzione Psichiatrica

Riabilitazione e self help: gli obiettivi sono comuni se si considerano riguardo all’apertura soggettiva, riabilitarsi a essere dei soggetti, auto aiutarsi a essere sempre più consapevoli di essere dei soggetti. La diversità tra questi due dispositivi non sta quindi nelle finalità ma nella posizione che occupa l’operatore riguardo al sapere e al potere. Nel self help l’operatore dovrebbe sempre più sparire, o dimenticarsi di avere la funzione di facilitatore; il sapere deve circolare e di volta in volta accompagnarsi ora all’uno ora all’altro dei componenti del gruppo; è un sapere che non si deposita nel ruolo o in un posto preciso. Nella riabilitazione l’operatore occupa il posto di colui che sa come fare, è definita la posizione del sapere e quindi il gioco identificatorio dei componenti del gruppo verso tale posto o luogo occupato dall’operatore, che è facilmente percepibile e soprattutto è un meccanismo necessario al buon funzionamento riabilitativo. Anche nel self help c’è identificazione al sapere dell’altro ma è molto meno definito chi ha tale sapere.

L’ipotesi freudiana dice che l’organizzazione psichica umana fonda la sua funzionalità e la sua consistenza e pertinenza nel rapporto dialettico di riconoscimento e di nominazione che l’uomo ha con gli altri, con le cose e con gli oggetti. Ciò produce per l’uomo effetti e momenti di piacere e di dolore, realizzazione di cose buone e di cose cattive, incontri distruttivi e costruttivi, disturbi psichici e logiche sintomatiche.

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Adolf Wòlfli, 1864/1930

Adolf Wòlfli, 1864/1930, nacque a Berna da una famiglia di umili origini. Verso i 30 anni venne internato nell'ospedale psichiatrico di Waldau con l'accusa di pedofilia. Cominciò a scrivere, dipingere e comporre musica. Ha lasciato centinaia di dipinti, una grande quantità di scritti e di spartiti magnificamente decorati.
Il caso Wolfli potrà un giorno essere d'aiuto per fornire nuovi chiarimenti sulle origini della forza creativa e ribadisce la singolare e sempre più autorevole opinione che molti sintomi di malattia sarebbero da incoraggiare in quanto suscitano il ritmo tramite cui la natura tenta di riconquistare quanto le è diventato alieno e di strumentarlo in una nuova melodia.

Spider di David Cronenberg (2002)

Spider è una pellicola che rappresenta in tutta la sua sofferenza e solitudine una psicopatologia mentale grave. E' il racconto drammatico di una dissociazione psicotica, schizofrenica, nel suo esordio delirante e nel suo decorso fino alla sua chiusura tragica, l'uccisione della madre da parte del protagonista del film; il padre riesce fortuitamente a salvarsi.

 

 

Suddivido il film in tre parti.

A) Il Sig.Greg /Spider ritorna nella sua città natale dopo un lungo periodo trascorso in manicomio. Viene mandato in una comunità residenziale gestita da una signora ligia nei suoi doveri di istitutrice e di rieducatrice dei pazienti che abitano l'appartamento. "Una regina dispotica" la definisce uno degli ospiti della comunità. Spider tornando nella sua cittadina ritrova i luoghi della sua infanzia che sono stati anche gli spazi geografici dove è avvenuto il suo scatenamento delirante.
B) Ritrovare i luoghi per Greg significa ripercorrere mentalmente l'evento traumatico che ha vissuto. Il film realizza molto bene nella scenografia l'aspetto dissociativo. Il Sig.Greg/Spider è sdoppiato, guarda e vede ciò che è accaduto,anche se quel che è accaduto è soltanto ormai nella sua testa. La sua rivisitazione mentale però ricrea nella attuale realtà la dimensione delirante di cui era stato vittima nell'infanzia e riprendono le allucinazioni.
C) Torna in manicomio,lo viene a riprendere il direttore con una macchina. La sequenza finale ritrae Greg adulto seduto sul sedile posteriore e al contempo Greg bambino,Spider, in una semovenza e sovrapposizione di immagini. E' una sequenza che rappresenta molto bene l'assoluta coincidenza non solo spaziale ma anche temporale tra Greg adulto e Greg bambino Il Sig.Greg/Spider è ancora tutto unito nella sua cosa /ragnatela delirante.

La costruzione delirante

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La donna che visse due volte di Alfred Hitchcock

La Donna che visse due volte è un grandissimo film che rappresenta molto bene una induzione ipnotica (sincronicità degli eventi). Il grande ipnotizzato è Scotty (James Stewart) e il grande ipnotizzatore è l' 'amico' di Scotty, il signore dei cantieri navali; lo strumento funzionale all'induzione è Judy (Kim Novak), che interpreta quattro ruoli:
1) Moglie dell'amico di Scotty (Magdalene);
2) Amante dell'amico di Scotty;
3) Fa rivivere Carlotta Valdes, morta cento anni prima;
4) Amante e innamorata di Scotty.

 

Madlene è la classica donna che fa 'perdere la testa'= perdere la testa è già funzionale allo stato ipnotico. Uno stato ipnotico è un'alterazione dello stato di coscienza.
L'inizio dell'induzione ipnotica è l'approccio 'misterioso' che l'imprenditore dei cantieri navali fa a Scotty parlando della moglie.
Misterioso significa Allusivo = l'allusione ha una funzione dissociativa, è una dissociazione. Io parlo e alludo a qualcosa che questa persona fa, alludo a una dimensione che non si comprende, è 'come se - dice l'imprenditore - diventasse un'altra persona, tu Scotty (lo coinvolge in prima persona) credi che una persona morta possa ritornare dal passato e rivivere nelle fattezze di una persona odierna'. Scotty risponde: 'Assolutamente no' ma viene convinto ad andare. Non è chiaro cosa lo convinca, forse proprio l'estrema enigmaticità dell?amico.
C'è un assunto, un particolare fondamentale per il quale Scotty viene scelto: è affetto da agorafobia da altezza, un problema di vertigine che ha scoperto in un episodio drammatico che ha vissuto tempo prima, in cui ha perso la vita un suo collega poliziotto. Scotty ha dunque un problema psichico e viene scelto proprio per questo motivo.

Tempi dell'induzione ipnotica:

1) Preambolo: conversazione con accenni e allusioni da parte dell'imprenditore

2) Induzione vera e propria: scena del ristorante, l'immagine di Madlene. Madlene è vestita come una dama dell'Ottocento, il vestito, la capigliatura, il ristorante sono 'old fashion'; la sua bellezza, l'aura che evoca, la sembianza della sua immagine comportano una assoluta e travolgente seduzione.

3) Il giorno seguente: Scotty la segue dal fioraio,
poi al museo, infine al vecchio hotel dove il mistero si infittisce. In realtà Scotty viene truffato grazie alla complicità della custode dell'albergo che nega di averla vista entrare.

L'induzione è avvenuta, il rush finale spetta all'imprenditore che al club svela a Scotty una serie di eventi vissuti dalla moglie che in precedenza aveva omesso. La fine dell'induzione si ha quando Scotty in una sorte di trance ipnotica dice all'amico che è il caso di bere un bicchiere di whisky (Scotty era diventato astemio)

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Cos'è l'arteterapia

E' più difficile parlare delle nostre emozioni mentre è più semplice esprimerle attraverso segni, colori, scarabocchi, immagini che vanno però a costruire delle rappresentazioni simboliche che ci appartengono e che danno l'indicazione su dove noi veramente siamo, peraltro come nella dimensione onirica, nei nostri sogni. Un bimbo disegna quel che lui è, il più delle volte senza essere consapevole di essere quella cosa lì che mette sulla carta, disegna ciò che lui sente di essere e soprattutto nelle situazioni di patologie psichiche gravi le persone rappresentano quel che sentono e che non riescono a comunicare perché non lo comprendono.

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Il Cuore

Presso il convegnoCuore. Immagini del cuore tra scienza, medicina e culture visive, che si è tenuto il 18 luglio a Ficarra (ME) nei locali de “La Stanza della Seta”, a Palazzo Milio (incontro al quale hanno preso parte storici e critici d’arte, artisti e medici, organizzato nell’ambito del progetto “Ficarra Contemporary Divan”), il Dott. Giovanni Iovane ha letto questo testo del Dott. Giovanni Castaldi sul tema del Cuore.

Il Cuore

Il cuore racchiude in sé la potenza della vita e la sua stessa fragilità. Si muore perché il cuore cessa di battere.
Chi ha contratto un'ischemia cardiaca, un ictus, o è cardiopatico e ha problemi di fibrillazione, sente il cuore come un'entità di cui bisogna avere molto rispetto, che va riconosciuto seriamente nelle sue funzioni vitali, non ci si può scherzare e di cui se ne ha un sacro terrore.
E' ormai universalmente riconosciuto che alcuni tratti della personalità, possono influire negativamente sulla salute e in particolare sulla salute cardiaca.

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Ansia e angoscia

Rimozione, desiderio e domanda dell'altro

Caravaggio - autoritratto

L'ansia è una condizione fisiologica e psicologica, in sé non patologica se non altera in maniera eccessiva una condizione di equilibrio psicofisico della persona, perché una “buona tensione” può essere utile per realizzare dei propositi mentre l'angoscia è uno stato psichico di grave malessere che può essere un'espressione nevrotica e psicotica dell'ansia. In generale in Psicopatologia quando si parla di ansia si pensa a un fenomeno che altera l'equilibrio psicofisico producendo un'eccessiva emotività che limita la persona nel suo vivere quotidiano.

L'ansia per Freud è una manifestazione sintomatica di un conflitto nevrotico o un segnale adattivo per allontanare la consapevolezza di un conflitto nevrotico. In sostanza l'ansia è un affetto dell'io. L'io controlla l'accesso alla coscienza e tutto ciò che causa dolore nel venire assunto nella coscienza viene rimosso dall'io stesso.

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La tecnica della Dissociazione visivo-cinestesica

La dissociazione visivo-cinestesica è una tecnica utilizzabile con persone che hanno subito eventi traumatici. Questa tecnica è stata costruita riguardo a dimensioni traumatiche post-belliche. Se ne è fatto uso con risultati apprezzabili, per esempio, nel contesto della guerra del Golfo e dei conflitti successivi, dunque da parte dell'ambiente scientifico statunitense. Nel corso del tempo la tecnica è stata elaborata ed ampliata per poter essere applicata anche in contesti non bellici.

È molto interessante perché va a slegare il rapporto fra immagine traumatica e corpo, il corpo compresi i suoi organi che sono stati investiti dal trauma. Il trauma si manifesta all'interno del corpo umano, prende il corpo come suo luogo di rappresentazione. I sintomi possono essere ansia, tachicardia, attacchi di panico, nevralgia, paralisi, brividi, sudorazione, dispnea, depersonalizzazione, aspetti dissociativi, derealizzazione.

Per poter utilizzare questa tecnica il riferimento dev'essere a episodi traumatici precisi, reali e non fantastici, che il paziente ricorda ancora in maniera intensa.

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Simboli e immagini

Picasso - Grande Tête - 1962Simboli e immagini,
Immaginificazione del simbolo - Ipertrofia del simbolico - Il simulacro e le psicosi.

Sono qui per parlarvi dei simulacri. Mi occupo di psicoanalisi, pratico come psicoanalista e per tanti anni ho lavorato in Comunità terapeutica e tuttora opero nel campo ospedaliero psichiatrico. Il mio contributo odierno è di parlarvi del simulacro nelle modalità in cui lo riscontro nella mia pratica clinica quotidiana. Il simulacro non è un concetto reperibile in una didattica psicologica o psicoanalitica. La voce simulacro rimanda ai concetti di idolo e di feticcio, nonostante la sua funzione sia osservabile nell’ambito di una psicopatologia clinica; penso alla psicosi.

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Orgasmo al Supermercato

È una giovane donna bionda di trentadue anni. Ha un viso molto bello e due grandi occhi azzurri, ma ha un corpo obeso. La manda una persona che è da alcuni anni in analisi da me. Al telefono dice che desidererebbe incontrarmi perché ha un problema da cui non riesce a liberarsi. Fisso un appuntamento e la incontro.

Si siede e si nota un certo imbarazzo, non sa da dove incominciare. Si sente molto sola, mi dice. Sente la mancanza di una persona che sia dolce con lei, sente che ha un grande bisogno di dolcezza e che gli piacciono molto i dolci. Non può farne a meno, soprattutto del loro profumo, del loro odore. Sorride.
“Dolce, dolcezza, dolci”, ripeto io sorridendo. “Sì, è vero, l’ho notato mentre parlavo”, dice lei ridendo. “Sono troppo grassa. Ero dimagrita, stavo bene, poi a un certo punto c’è qualcosa di non controllabile per cui mi rimetto a mangiare. È da quasi vent’anni che va avanti questa storia. Ingrasso, dimagrisco, e poi ritorno ad ingrassare. Non ho volontà. Ora sono quasi tre anni, da quando è nato mio figlio, che non riesco a perdere peso. Mia madre abita con me, mi aiuta a tenere il bambino, se no, non potrei lavorare. Ho una situazione strana con mio marito, non abbiamo mai abitato insieme. Ci siamo sposati perché è nato il bimbo. I miei (il fratello e la madre, il padre dice che è morto da parecchi anni) erano titubanti sul fatto che tenessi il bambino, in quanto non era sicura la relazione con mio marito. Io ho voluto tenerlo, ma con mio marito non funziona, probabilmente mi separerò”, e scoppia a piangere. “Mia madre, mia madre… Mio figlio chiama mia madre mamma. C’è una doppia mamma. Sono sempre ancora figlia. Sono molto legata a mia madre, e anche molto condizionata da lei. Lei fa per me, perché io sono pigra, comoda”.
La seduta si chiude introducendo un aspetto che verrà poi sviluppato in seguito:
“Facevo un gioco da piccola, mi chiudevo nello sgabuzzino e mi travestivo con gli abiti di mia madre. Ci passavo ore. Mi sentivo molto sola e mi travestivo per essere in due. Mi sono costruita un mio mondo immaginario che ha incominciato a dissolversi solo dopo la nascita di mio figlio. Non voglio essere un’altra, ne ho paura, forse per questo non dimagrisco”.
Prendiamo un successivo appuntamento.

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Vaginismo

Era una donna ancora giovane, laureata, lavorava come libera professionista. Mi chiedeva una psicoterapia. Era affranta, da poco si era lasciata con il marito che amava ancora; lui l'aveva tradita con un'altra donna con cui era andato a convivere subito dopo la loro separazione avvenuta qualche tempo prima. E' stata inizialmente una terapia di supporto e di orientamento per la signora ma negli anni si è trasformata in una psicoterapia analitica perché poco a poco siamo entrati nell' intimità della sua personalità lavorando con i suoi vissuti e costruendo una vera e propria memoria storica. Abbiamo portato a galla la storia della sua vita, la storia dei suoi affetti e dei suoi sentimenti cercando di comprendere come la sua identità si fosse costituita e dove si fosse bloccata l'evoluzione del suo divenire donna. Essere “una donna consapevole e soddisfatta della propria femminilità e sessualità” era un sogno lontano, quasi impossibile. Emergeva lentamente nel corso dell'analisi la censura e la chiusura quasi impermeabile sulla propria sessualità.

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Attacchi di panico - consigli e prospettive di cura

Un attacco di panico ha la valenza di un terremoto. Lo consideriamo un terremoto psichico, corporeo, che a seconda dell’intensità del fenomeno può essere devastante e comunque sempre destabilizzante per la persona che lo subisce. La sola cosa che si può fare quando si è attaccati è quella di cercare se non si è da soli di avere un contatto fisico con l’altra persona, di abbracciarla e di tenerla stretta a noi, respirando lungamente e sforzandoci di dare una ragione a ciò che ci sta accadendo, tentando quindi di respingere e di rintuzzare tutta l’emotività che ci sta aggredendo. Bisogna cercare di non stare da soli ed è importante stare con persone di cui ci fidiamo.
Sono consigli pratici che riguardano situazioni di emergenza, sono consigli utili per tranquillizzare la persona, che rispondono a un dato emotivo incontrollabile e invasivo ma non rispondono però alle cause e ai problemi che nella persona riguardano tale scatenamento psichico.

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Carmelo Bene

Sono da considerarsi dei ritratti. Ritratti di Carmelo Bene e della cosa di cui parla. Sono una serie di video sulla identità, la morte, il lavoro e sulla poesia e la commedia umana. Buona visione.

L’inquilino del terzo piano di Roman Polansky (1976)

E' una pellicola che tratta in modo magistrale lo sviluppo di un delirio schizoparanoideo in un giovane impiegato di origine polacca nato a Parigi che cerca un appartamento da affittare per andare a abitarci. Dividiamo il film in tre parti.
A) Preliminari della costruzione delirante: lo sguardo
B) Delirio conclamato
C) Chiusura della patologia delirante

A) Il nostro giovane impiegato visita un appartamento nel centro di Parigi: lo accompagna la portinaia dello stabile, scostante e poco accogliente. Nel corso della visita gli comunica che l'inquilina precedente si è gettata dalla finestra ed è in fin di vita all'ospedale, non sembra molto addolorata, anzi. In maniera piuttosto cinica e quasi schernendo l'inquilina, la portinaia mostra all'uomo il punto in cui è caduta, facendogli notare il vetro rotto non ancora riparato. 'Chissà perché lo ha fatto', dice ad alta voce e indicando all'uomo il gabinetto che è di fronte alla sua finestra, esclama ridendo: 'Guardi che bel panorama si può vedere da qui'. L'uomo chiede alla donna l'ammontare dell'affitto e dopo avergli risposto gli dice che deve accordarsi con il proprietario per la cauzione. Scendono le scale e la custode indica all' impiegato l'appartamento in cui vive il proprietario, l'uomo suona alla porta. E' una coppia di anziani coniugi piuttosto chiusi e conservatori, diffidenti, lo stile è quello della portinaia. C'è una continuità nelle sequenze delle scene che si susseguono che riguardano l'intensità dei volti e delle espressioni che hanno coloro con cui viene in contatto il nostro protagonista, sono volti che nel corso del film si deformeranno costituendo l'asse portante del delirio. L'uomo si reca all'ospedale per vedere meglio le condizioni fisiche della donna che si è gettata dalla finestra e lì incontra una amica di lei a cui dice di essere un amico di Simon. Simon Schule cosi si chiama la donna suicida. Simon è completamente bendata come una mummia, soltanto la bocca è libera e mentre i due sono intenti a chiamarla, dalla sua bocca esce un grido spaventoso, terrificante, non umano. Un infermiera dal viso arcigno manda via i due. L'uomo, continuando a mentire con l'amica di Simon, viene a sapere che a Simon non piacevano gli uomini. I due vanno al cinema e mentre stanno guardando la pellicola, la donna prende il pene dell'uomo e comincia a masturbarlo; il gioco si interrompe quando l'uomo per caso si volta indietro e incrocia lo sguardo di un giovane, seduto proprio dietro di loro, che lo guarda in modo intenso e interrogante. Il nostro protagonista torna a casa, guarda nell'armadio dove trova dei vestiti da donna ed è colpito da una vestaglia cinese. Va alla finestra, vede il buco prodotto dalla caduta della donna e alzando lo sguardo incontra il volto di una persona che lo sta guardando dal gabinetto di fronte. Diventa molto pensieroso. Al mattino prende un caffè nel bar di fronte; in realtà non riesce a prenderlo perché il gestore gli rifila una cioccolata che è la bevanda che ogni mattina beveva la signorina Schule e anche le sigarette diventano marlboro e non più gauloise, esattamente come fumava lei. L'uomo non si ribella a queste invasioni del 'barista', sembra esserne incuriosito. Simon muore e lui va in chiesa, al suo funerale. In chiesa alla cerimonia funebre esplode per la prima volta il delirio, in modo ancora contenuto ma pesante: durante la predica le parole del prete vengono deformate, assumono un significato personale offensivo, terrificante, apocalittico. 'Che fai qui nella mia chiesa, tu non entrerai mai nel mio regno?' Quasi fosse una presenza demoniaca,il nostro protagonista si sente soffocare. Scappa.

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L’opera replicante di Martina Corgnati

La strategia dei simulacri nell'arte contemporanea

Ho avuto il piacere di leggere questo libro mano a mano che Martina lo stava scrivendo. E' un testo abbastanza breve nelle pagine,enciclopedico nei suoi riferimenti bibliografici, attuale, contemporaneo per il problema che interroga perchè le manifestazioni sociali della figura del simulacro trascendono l'arte contemporanea. Il problema attuale è che l'uomo è diventato simulacro di se stesso. Non dico ciò in un giudizio positivo e tanto meno negativo. Esprimo solo una constatazione dovuta a una riflessione riguardo al lavoro clinico/psicologico che pratico quotidianamente nel privato/pubblico, comunità terapeutiche, reparti psichiatrici, etc., nei confronti di quelli che sono stati definiti i nuovi sintomi della contemporaneità e cioè tutte le patologie della dipendenza e i disturbi borderline di personalità.
I simulacri nella storia della loro esistenza per chi li vuole comprendere, capire, analizzare, pongono un' interrogazione centrale, pongono un'interrogazione sull'essere e sull'identità dell'uomo. Chi sono, chi sono io?
Parlo di essere e di identità in termini molto semplici, comuni, come nei modi di dire quotidiani... "non mi sento molto bene, non ci riesco,oggi non ci sono proprio,etc".Vi ricordate un famoso film di Woody Allen dove lui passeggiando nel centro di Manhattan, sopra la sua testa nel cielo è raffigurato il volto della madre in una nuvola, sconsolato dice:"Marx e il comunismo sono falliti, Dio è morto e io non mi sento molto bene"? In quest'ultima affermazione, non mi sento molto bene, c'è tutto il rapporto tra l'essere qualcosa, sentirsi qualcosa e l'identità che si sorregge su tale essere che però non si sente.
Il libro di Martina Corgnati fa vedere molto bene come ci siano due serie di simulacri. Una prima serie antica,classica, oserei dire freudiana e una seconda serie contemporanea,futuribile, avveniristica.

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Francis Bacon e il suo sguardo sull'uomo

Francis Bacon nasce a Dublino nel 1909, omonimo del celebre filosofo del XVI secolo.

Dopo i trasferimenti a Londra e Berlino, dove sviluppò la sua cultura artistica, si trasferì a Parigi dove ebbe effettivamente inizio la sua produzione (1927). La sua opera si presenta subito come una controtendenza alla pittura astratta dominante, dando vita ad uno stile figurativo in grado di esprimere tragicamente lo squallore doloroso di essere umani rinchiusi in una prigione trasparente, dalla quale desiderano ossessivamente di uscire senza riuscirci. Il suo è un realismo spietato che mira all'interiorità dell'uomo.

Egli muore a Madrid nel 1992, dopo aver influenzato per sempre la pittura mondiale.

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