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Vale la pena rischiare tutto per seguire un sogno?

--Giulia--


Età: 19

 

salve, sono giulia e ho 19 anni. non so nemmeno come ci sia arrivata a questa pagina, stavo cercando conforto nel fatto che non so cosa fare nel mio future. ora racocnto la mia storia e magari qualcuno saprà consigliarmi...
all'età di 17 anni ho deciso di fare un anno all'estero in inghilterra, questa scelta è stata fatta principalmente perché gli ultimi due anni erano stati molto duri, 4 tra I miei parenti più cari sono morti in meno di un anno e mezzo; volevo scappare e lasciarmi tutto alle spalle, anche perché la scuola italiana mi stava distruggendo, e non per lo studio ma per l'odio che sentivo dei professori verso I miei confronti, quella certezza dell'inevitabile fallimento che avrei affrontato se fossi restate a quella scuola (liceo scientifico). quindi ho fatto I bagagli e sono venuta I inghilterra dove sono tutt'ora, infatti durante quell'anno ho deciso di restare, qui mi sentivo un pochino meglio, ero lontana da quei ricordi che mi legavano a persone che ormai non c'erano più, lontana da quella scuola che mi offriva solo sofferenza; è stata una scelta impulsiva ed egoistica, ho girato lo sguardo ai sacrifice che I miei genitori stavano facendo per me e ho seguito il mio impulse pensando di sapere cosa stessi facendo; infatti ero convinta che il mio future fosse criminologia, e dato che in italia ci vogliono 8 anni per ottenerla mentre in inghilterra solo 3 ho decisop che avrei fatto l'università qui. criminologia mi piace tutt'ora, però so che dentro di me c'è una passion più grande che non mi ha mai abbandonato: il teatro. fin da piccolo infatti sarei morta per stare su quell palco e diventare un'altra persona, quando recito è l'unico momento che mi sento me stessa pur interpretando solo un personaggio. il mio desiderio mi impedisce anche di andare a vedere spettacoli teatrali ora che non lo faccio più; infatti quando vedo uno spettacolo devo usare tutte le mie forze per non scoppiare a piangere, sono tremendamente invidiosa e non vedere me su quell palco mi distrugge, recentemente a Londra ho visto lo spettacolo di Enrico Brignano e tra una risata e l'altra volevo solo alzarmi e salire su quell palco, naturalmente dopo lo spettacolo ho pianto come una Fontana sul treno del ritorno... ora qualcuno direbbe "giulia ma tu non hai dubbi su quello che vuoi fare!" invece si, perché questo sogno non è realizzabile. non posso abbondare tutti gli sforzi che ho fatto fin'ora per entrare in un'univertsità inglese e tornare In italia per recitare; non posso guardare negli occhi mio padre dicendogli che ha buttato tutti I soldi che ha speso per me in questi due anni per tornare in italia e fare una cosa come teatro che probabilmente non mi darà un future stabile. però dall'altra parte non so se fare criminologia mi renderà mai felice, mi piace si ma è davvero il mio futuro? poi ultimamente mi manca l'italia, cosa mai successa prima, infatti l'anno scorso avevo un cuore di ghiaccio forse ma non sarei tornata in italia per niente al mondo, non mi mancavano I miei genitori, non mi mancavano I miei amici non mi mancava nessuno mentre ora mi mancano terribilmente, anche perché sto perdendo eventi importanti nella vita dei miei amici e di mio fratello, e mi sento teribilmente in colpa. il senso di colpa mi sta distruggendo; mi sento in colpa per tutti I soldi che ho fatto spendere ai miei genitori e vorrei solo trovare un modo per farmi perdonare di tutti I sacrifice che gli sto chiedendo ma naturalmente non ho soldi e non posso ridargli quello che mi hanno dato in questi anni. quindi per concludere sono combattuta, combattuta tra quello che DOVREI fare e quello che VORREI fare; nei momenti più "pazzi" mi viene da pensare "al diavolo l'inghilterra e criminologia torno in italia, farò teatro e magari nel frattempo mi iscrivo a un'università" quando invece ci penso razionalmente so quello che dovrei fare: dovrei stare in inghilterra a costruirmi un futuro certo per ripagare I miei per I loro sacrifici" però mi sono stancata di essere triste e frustrata vorrei solo un po' di serenità e non vorrei spendere la mia vita con lo stato d'animo di questi ultimi anni. quindi la mia domanda è ne vale la pena rischiare tutto per seguire un sogno sapendo che probabilmente non mi darà abbastanza per vivere o dovrei seguire il percorso per cui ho lavorato questi anni ma forse rinunciando a una futura felicità? mi scuso per tutti gli errori di ortografia e forse grammaticali ma sto scrivendo su una tastiera inglese.



>Gentilissima Giulia,
nella Sua lettera si coglie la tensione, la sofferenza, e tutto sembra convogliarsi attorno ad un'opposizione dovere/felicità.
In realtà, se provo ad evitare di soffermarmi solo su questo punto dolente, su questo modo di leggere la Sua realtà attuale, mi vengono molti altri interrogativi e mi si aprono diverse possibilità.
Lei è molto giovane, dice di aver vissuto, prima di trasferirsi, un periodo di grande sofferenza, dovuta a ben quattro lutti importanti. Per fortuna, tuttavia, Lei sembra aver mantenuto alcuni riferimenti stabili e significativi: i genitori, il fratello, gli amici.
La sua "fuga" in Inghilterra è forse stata dettata da un desiderio - più che comprensibile - di allontanarsi  da un contesto che, a causa dei lutti, delle difficoltà scolastiche e del carico emotivo vissuto come insopportabile, le sembrava ormai privo di vie d'uscita e solo fonte di dolore.
Nel riuscire a vivere due anni a Londra Lei ha dato comunque prova di forza interiore e di notevoli capacità di adattamento.
Penso che Lei possa partire da qui, cioè da ciò che di positivo Lei ha fatto in questo tempo.
Il Suo ritorno in Italia, il suo riconoscere come significativi e positivi i Suoi affetti familiari e il desiderio di riprendere le fila di quei rapporti,  può essere un passaggio evolutivo e di crescita, da non trascurare e da non leggere come un fallimento.
Perché vivere in modo così conflittuale e irriducibile la scelta di studiare criminologia rispetto a quella di seguire la Sua passione per il teatro?
Si prenda il Suo tempo, Giulia. Andare a Londra, cambiare pelle, parlare in un'altra lingua e stare in tutt'altro contesto è stato già il Suo modo, in fondo, di "cambiare scena", di darsi il permesso di indossare altri panni.
Oggi, il desiderio di tornare sui suoi passi, può essere un momento di crescita, un modo per non mancare all'appuntamento con se stessa, con il bisogno di "diventare ciò che Lei è".
Perché i Suoi genitori dovrebbero rimproverarla? In che senso questo Suo rientro sarebbe un fallimento? A che punto è la Sua carriera scolastica? Chi erano le persone la cui morte ha reso possibile un così profondo cambiamento? Sono questi gli interrogativi che mi sentirei di rivolgerLe, se Lei volesse intraprendere un percorso di aiuto psicologico, di discernimento, che certo potrebbe aiutarla ad affrontare il dialogo con i Suoi genitori ma anche con se stessa.  Le cose, a volte, sono più semplici di come ci appaiono e molto dipende dalla capacità di non "fissarci" su alcune alternative rigide; più che chiedersi in modo insistente se è meglio la carriera di criminologa o quella di attrice, potrebbe essere interessante chiedersi cosa queste due scelte hanno in comune, o cosa davvero le differenzia. Qual è il modo migliore per diventare, gentile Giulia, ciò che Lei è? Certamente, il punto di partenza può essere quello di veder chiaro dentro di sé e di darsi il permesso di tornare sui suoi passi, senza vivere il rientro in Italia, la ripresa del dialogo con le persone a cui Lei vuole bene e che certamente volgiono il Suo bene, come un fallimento, bensì come un momento di rifornimento affettivo,  una ripartenza.
Resto a disposizione, nel caso volesse scrivermi ancora.

Cordialmente
Dott.ssa Anna Barracco

 

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