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Mi chiedo se è meglio farle trovare una camera dedicata a lei anche a casa mia

--Andrea--

Sono in procinto di separarmi e sto cercarndo una nuova casa.
Ho 53 anni ed ho una figlia di quasi 5 anni della quale mi occupo molto e che quindi spesso verrà anche a dormire a casa mia.
Mi chiedo quindi se è meglio farle trovare una camera dedicata a lei anche a casa mia, oppure se è meglio che mia figlia abbia solo una camera sua e quindi a casa di mia moglie che per il primo anno almeno sarà quella dove siamoi vissuti insieme fino ad ora.
Grazie
Andrea

 
 >Gentile Sig. Andrea,
ritengo opportuno rispondere alla sua domanda citando innanzitutto la legge n. 54 del 2006, di cui sicuramente sarà già a conoscenza, relativa all'Affido Condiviso. Tale legge recita che
«Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.».
Nella formulazione della suddetta, ci si è basati sull'importante Principio della Bigenitorialità, secondo il quale il minore ha il diritto di mantenere un rapporto stabile con entrambi i genitori, anche in caso di separazione. La coppia, ora non più coniugale, non deve dimenticare di essere ancora una coppia genitoriale che agisce nell'interesse della prole. A questo fine, verrà stabilito un calendario equilibrato relativo la permanenza dei figli presso ciascun genitore.
Sulla base di queste premesse, il suggerimento di noi psicologi è che i figli abbiano un loro spazio nell'abitazione di ciascun genitore. Se ha quindi la possibilità di adibire una stanza a cameretta per sua figlia, considerando anche che, come spiegato, permarrà in modo sufficientemente equilibrato sia a casa sua che a casa della madre, farà la scelta corretta per il benessere della sua bambina.
Anche qualora nel suo caso si tratti di una separazione consensuale, e in base agli accordi presi con la sua ex moglie la bambina trascorrerà nella sua abitazione un tempo limitato, la presenza di una stanza pronta ad accoglierla è comunque una scelta adeguata. Sua figlia potrà così riporre i suoi averi (abiti, giochi e altro) in uno spazio che sentirà solo suo, e che ritroverà ogni volta che si recherà da lei, avendo così la percezione che sia la casa della mamma che quella del papà sono anche casa sua. Se poi questo spazio è quello di una cameretta, meglio ancora.
Rimango a disposizione per ulteriori chiarimenti.
 
Dott.ssa Caterina Belvedere

Ho solo 23 anni eppure tutto intorno a me perde continuamente di senso

--persa87--

caro dottore ho bisogno di un suo consiglio perchè io davvero non so più cosa fare. credo che la mia vita sia giunta "al capolinea". ho solo 23 anni eppure tutto intorno a me perde continuamente di senso. una università che davvero non va più, presumo a causa di una mia capacità limitata non perchè non ci provi...credo davvero di aver sbagliato professione. aggiungiamo inoltre un pessimo dialogo con i miei che trovano mia sorella molto più da seguire e vedono invece me "quella avviata" che si lamenta si...ma alla fine sa fare da sola.
infine gli altri affetti: amici, pochi, ma tutti lontani e un ragazzo che mi ama che però per lavoro è tenuto lontano(con il quale non so davvero che tipo di futuro ipotizzare,perchè pur stando insieme da 5 anni abbiamo passato cosi tanti alti e bassi che non so davvero cosa aspettarmi).
non so se sono problemi normali ma fatto sta che sono terribilmente infelice dottore. molto infelice. scoppio a piangere cosi, per nulla, passo giornate a fissare il balcone domandandomi se arrampicandomi sulla ringhiera potrei per un secondo sentirmi libera dai miei pensieri...ma è un pensiero che rincorro solo per un attimo perchè sono cosi vigliacca da non riuscire a fare nulla, nemmeno farmi del male a parte qualche taglio o qualche livido.
la domanda che le pongo alla fine del mio chiacchericcio é: c'è qualcosa che posso fare per uscire da questo stato? non ce la faccio più davvero...sento che sto impazzendo!!!mi va tutto storto, non riesco ad uscire da questo buco nero....parlare con i miei ci ho provato ma non ho ottenuto NULLA. dovrei fare qualche gesto assurdo per preoccuparli cosi da farmi notare? mi consigli lei che io questo mondo non l'ho davvero capito.


 
 >Cara Signorina le consiglio  di continuare a parlare così come ha fatto nella mail che ci ha inviato. Deve assolutamente continuare ad aprirsi e a tirare fuori tutto ciò che ha dentro e che comporta disagio per lei. Deve capire un po' di più, vederci più chiaro, sulle diverse vicende della sua vita. Perché l'università è diventata un fardello pesante da buttare via? Pensa effettivamente di avere sbagliato professione e quindi indirizzo universitario? Se anche così fosse non è una tragedia, lei ha 23 anni, è giovanissima, può intraprendere un altro corso di studi e laurearsi ancora in giovane età. I problemi con gli amici o con il fidanzato, ritengo comunque che siano faccende diverse, sono da chiarire.
Come mai lei a 23 anni si trova a vivere un disagio così invalidante e soffocante?  Lei certamente non lo sa ed è per questo che chiede aiuto. Bisogna capire se il disagio che lei vive è frutto di un malessere profondo che parte da lontano oppure è il prodotto di qualcosa di molto più semplice che potrebbe avere l'analogo significato del perdersi in un bicchiere d'acqua. Tutto ciò però è da valutare. Le consiglio vivamente di andare a parlare con qualcuno, di trovare un luogo dove lei possa dire tutto il suo malessere.
Si rivolga a un centro di psicologia pubblico o privato dove lei possa andare a interloquire e a confrontarsi riguardo ai problemi che l'affliggono. Ha bisogno di colloqui terapeutici che potrebbero rimanere nell'ambito di semplici colloqui, conversazioni, che devono avere come obiettivo di fare luce sul suo disagio. Dopo alcuni incontri lei potrebbe già stare meglio ed essere più orientata sulle prospettive della sua vita. Se così fosse lei potrebbe anche fermarsi a questo risultato se no dovrebbe proseguire e andare più in profondità, penetrare maggiormente la storia della sua vita finché il significato della sua storia familiare non le elargisca un senso e un sapere di cui lei non ha ancora coscienza. Mi faccia sapere e buone cose per lei.
 
Dott. Giovanni Castaldi

Mio figlio di 6 anni mi sta dando dei problemi

--Costanza--

Mio figlio di 6 anni mi sta dando dei probemi,da qualke anno,a scuola nn rispetta le regole e ad ogni no delle maestre ha degli attakki di rabbia anke violenti,a casa cn me no.Vorrei sapere e capire il perkè,cosa fare grazie.A dimenticavo sn separata e il padre nn è presente......

 
>Gentile Sig.ra Costanza,
cercherò di essere sintetico e di darle qualche spunto su cui riflettere. Prima di tutto va detto che la separazione dei genitori non è mai facile da metabolizzare per i figli. Nello specifico, sembra che suo figlio stia esprimendo un disagio legato a una situazione di difficile comprensione attraverso atteggiamenti aggressivi. Capita molto spesso che i bambini agiscano attraverso comportamenti  sentimenti ed emozioni che non riescono a trovare un altro canale attraverso cui esprimersi. Ci potremmo fare qualche domanda rispetto a quello che suo figlio sta cercando di esprimere, per cercare di avere un quadro della situazione il più chiaro possibile. Questi comportamenti erano presenti anche prima della separazione? Quando dice che il padre non è presente cosa intende? Quanto spesso vede il figlio? Come sono i rapporti fra lei e il suo ex marito? Come mai il disagio di suo figlio si esprime a scuola mentre a casa con lei la situazione sembra tranquilla? Come è stata vissuta da suo figlio la separazione?
Spero che riflettere su queste semplici considerazioni le permetta di avere qualche spunto in più. Se lo desidera, può fissare un appuntamento presso il Centro, così potremo discutere con più calma della stiuazione.
Cordiali saluti,

Dott. Simone Bonfanti

Ho un agente che da alcuni anni a questa parte soffre vistosamente di grandi disturbi psichici

--Simone--


Buona sera, vorrei rappresentare una questione molto seria e delicata. Sono Comandante di Polizia Municipale di un paese della provincia di Genova, nel mio organico ho un agente che da alcuni anni a questa parte soffre vistosamente di grandi disturbi psichici e comportamentali, con gravi e ripetute aggressioni verbali nei miei confronti e nei confronti degli utenti. Ne ho parlato con il medico del lavoro il quale in buona sostanza ritiene di avere "le mani legate". La situazione sta degenerando e mi trovo a non saperla affrontare: o certificano l'inidoneità a svolgere tale mansione e lo spostano ad altro ufficio oppure mi ritroverò costretto ad intraprendere la strada dei provvedimenti disciplinari o addirittura un'azione legale. Chiedo cortesemente un Vs. consiglio in merito. grazie. Distinti saluti.


 
 >Gent. sig. Simone,
ritengo che le strade che lei può percorrere sono due, una clinica e l'altra legale. La strada clinica presuppone che lei persuada e inviti il suo dipendente a interrogarsi sulla sua personalità e sui problemi, alterchi, litigi, offese che tale carattere comporta nel suo comportamento. La strada clinica prevede che il suo dipendente vada a parlare con qualcuno competente psicologo/a, psicoterapeuta e svolga diversi colloqui atti a comprendere le derive sintomatiche del proprio comportamento. La strada legale comporta il fatto che lei non subisca più nessuna angheria e soprattutto limiti i danni che tale persona può provocare nei confronti del pubblico, mi sembra molto strano che non sia stato mai denunciato da nessuna persona che ha incontrato nel suo lavoro di vigilanza. Tenga conto che l'apertura di una pratica disciplinare nei confronti di questa persona prevede sicuramente diversi colloqui psicologici a cui lui non può sottrarsi e ciò può essere un primo approccio terapeutico importante, una prima fase di riflessione sui propri comportamenti anche se vi è stato costretto a sottoporvisi. Forse  l'azione legale è il solo modo di procedere nei confronti di una personalità che è troppo impegnata a difendersi e quindi ad aggredire gli altri senza ascoltare nulla di sé e della sua condizione umana. Mi faccia sapere e buone cose per lei.
 
Dott. Giovanni Castaldi

Ho un figlio che ha 15 anni e ha un lieve deficit cognitivo

--Lella--

ho un figlio che ha 15 anni ha una lieve deficit cognitivo questo quanto diagnosticato dalla psicologa ma il problama e molto piu grande e diventato aggressivo mi tortura per giornate intere se non si fa quello che dice lui succede un casino e veramente una situazione insostenibile finora abbiamo fatto finta di niente ma adesso a chi mi posso rivolgere


>Gent. Sig.ra deve farsi aiutare da qualche struttura clinica specialistica pubblica, la neuropsichiatria infantile, o privata, Centri di psicologia o anche Cooperative di educatori professionali. Se abita a Milano o nelle sue vicinanze può telefonarci all' 0229531468 o al 3485849549 e possiamo incontrarci per comprendere meglio la situazione di suo figlio. Mi faccia sapere e buone cose per lei.

Dott. Giovanni Castaldi

Vivo nell'ossessione del tradimento

--Stella79--

Buonasera, vorrei raccontarvi la mia storia. Sto da circa un anno con un ragazzo meraviglioso, che amo e che sono sicura di amare profondamente. Attualmente viviamo distanti a causa di problemi lavorativi, ma riusciamo a vederci in media 2/3 weekend al mese e ci sentiamo ogni volta che è possibile nell'arco della giornata. Sono certa sia l'uomo che sposerò. Ho un problema però, un problema serio che temo possa mettere a repentaglio la nostra relazione: sono ossessionata dal tradimento. Vivo nell'ossessione del tradimento. Nel vero senso della parola. Vivo nell'ansia che lui incontri un'altra persona; se esce a cena con i suoi colleghi (e colleghe), sto malissimo, nel senso che mi vengono vere e proprie crisi d'ansia. Non ce la faccio più, non so a cosa sia dovuto questo problema, ma per me è un'ossessione: immaginate una donna che ogni notte prima di dormire immagina già la scena del tradimento; riesco perfino a immaginarmi la scena nella quale io vado a trovarlo, per fargli una sorpresa e lui invece sta con un'altra. Perchè accade tutto questo? Cosa posso fare per farmi passare sta ossessione? Quando riesco ad usare la ragione e sono razionale, sono certa (nei limiti in cui uno può esserlo nella vita) che lui non mi tradisca. Non mi ha mai dato modo di dubitare e non ha nemmeno un carattere che lo porta a dare eccessiva confidenza alle persone, anche di sesso femminile. Eppure, nonostante sappia tutto ciò, non riesco a controllarmi. Sarei capace anche di lasciarlo per questo motivo. Prendo (da circa tre mesi)10 gtt di xsanas per due volte al gg per controllare l'ansia, ma non mi pare abbiano effetti risolutivi. Prima d'ora non ho mai fatto uso di ansiolitici o antidepressivi. Cosa posso fare per non rovinarmi la vita? Può essere un sintomo del disturbo ossessivo-compulsivo? Vi ringrazio sin da ora. Stella.


>Gent. Sig.ra Stella perché "desidera" rovinarsi la vita? Mi sembra una buona interrogazione sul perché lei non riesca a essere felice nonostante la situazione molto favorevole che  sta vivendo. Lei ama ed è amata dal suo compagno che vuole sposare, l'amore non è una cosa scontata né meccanica ma qualcosa che va riconosciuto come evento importante e raro. Forse lei non è degna di essere felice e quindi deve costruirsi dei dispositivi fantasmatici, ho paura che lui mi tradisca, esce a cena con i suoi colleghi e chissà che cosa farà etc. etc., per farsi del male ma soprattutto per mettere a repentaglio il bellissimo rapporto d'amore che ha?

La invito a riflettere su tali questioni e le consiglio di rivolgersi a uno psicologo/a per fare qualche colloquio di valutazione del suo andamento psichico dove potrà parlare di sé tratteggiando la storia della sua vita. Come mai lei è arrivata a farsi perseguitare da questo pensiero fissante che la immagina sempre tradita? Certamente il disturbo ossessivo compulsivo può comportare tale sintomatologia. Se abita a Milano o nelle sue vicinanze contatti il Centro allo 0229531468 o al 3485849549 e magari ci incontriamo, se invece si trova in un'altra zona d'Italia si rivolga ai servizi pubblici o privati psicologici del luogo. Mi faccia sapere e buone cose per lei.

Dott. Giovanni Castaldi

Le propongo di far seguire i ragazzi da un terapeuta ma sino ad un mese fa si è sempre rifiutata

--Giulio--

Ho due figli, M. (17) e L. (8) anni, il grande con disturbi dell'apprendimento, purtroppo diagniosticati in ritardo, durante le scuole medie, si manifestano con: fatica a leggere qualunque cosa, mancanza di attenzione, riesce a concentrarsi, solo nei film e nei videogiochi, ha estrema difficoltà a capire i concetti un pò articolati di matematica, nonostante sia dotato di una capacità attentiva notevole, quando sollecitato da qualcosa di suo interesse, è intelligente e sensibile e fà ragionamenti e deduzioni logiche anche notevoli. E' stato bocciato nonostante il sostegno, due volte compreso quest'anno. Durante l'ultimo anno scolastico voleva rifiutare il sostegno asserendo che gli serviva solo a farlo sembrare diverso dai suoi compagni. Io e sua madre, siamo separati di fatto, più di un'anno fà lei se ne è andata di casa ed attualmente vive con un'altra persona, sono vari mesi che le propongo di far seguire i ragazzi da un terapeuta ma sino ad un mese fà si è sempre rifiutata, in quanto secondo lei non servono a nulla, (è andata in terapia per diversi anni in quanto bulimica). M. ha sempre vissuto con me, mentre L. il fratello più piccolo vive diviso settimanalmente tra la madre e me, attualmente sta manifestando anche lui dei disagi, forse influenzato un pò anche da M., è un pò più aggressivo molto meno affettuoso di prima e si sfoga con parolacce, Sento trasparire in entrambi la sofferenza come sudore. So perfettamente che nulla può sostituire un aiuto terapeutico.

 

>Gent. Sig. Giulio penso che fare seguire i suoi due figli sotto un profilo clinico sia un dovere "morale". La sua ex moglie dovrebbe comprenderlo. Certamente il fatto che la sua ex moglie sia stata in terapia e non abbia sortito effetti positivi è un dato problematico riguardo all'aspetto dell'investimento di cura sui vostri figli, bisognerebbe anche vedere la gravità del sintomo bulimico di sua moglie. I suoi due ragazzi vanno  comunque seguiti e il setting terapeutico potrebbe essere diverso da quello classico. Si potrebbe pensare a una forma di sostegno educativo dove degli operatori sociali lavorano con i suoi due figli passando alcune ore alla settimana insieme a loro, facendo  una serie di cose simpatiche e divertenti, cinema e video giochi per esempio, ma anche  seguendoli nella scuola. Sarebbero poi da fare dei colloqui clinici con lei e con la madre dei ragazzi per impostare un progetto terapeutico che sia condiviso da tutti voi. I genitori sono fondamentali nella cura dei minori, non si può prescindere da un lavoro anche con la famiglia. Mi chiami se lo desidera e se abita nelle vicinanze di Milano può venirci a trovare al Centro.

Buone cose per lei e mi faccia sapere.

Dott. Giovanni Castaldi

Se non vuole andare dal medico io non posso aiutarlo

--Susanna--

Salve, mi chiamo Susanna e vorrei chiedere aiuto riguardo a mio fratello. Gli è stato "diagnosticato" un disturbo psicotico, anche definito schizofrenia borderline appena dopo i militari (quindi quando aveva circa 20 anni). E' stato sottoposto a terapia farmacologica e ora ha 40 e la situazione non è cambiata. I miei genitori gli hanno comprato casa e da quel giorno la situazione è precipitata: pensa sempre ai soldi, al fatto che non ce la fa, spende migliaia di euro in benzina per andare in giro in macchina a "vedere cose", è assente, non riesce a gestire nemmeno piccoli compiti quotidiani. Ma ovviamente lui sta benissimo, non ha problemi e non capisce perchè gli altri credono che ne abbia. Abbiamo provato a rivolgerci a diversi psichiatri che rispondono tutti allo stesso modo: "se non vuole andare da un medico (spesso li chiama "marescialli" oppure con altri nomignoli offensivi) io non posso aiutarlo". Io su internet ho letto e riletto che la caratteristica della psicosi è la negazione da parte del paziente, ora dunque se lui continua a negare e rifiutarsi, noi come facciamo ad aiutarlo?

 

>Gent. Sig.ra Susanna il problema che pone non è di facile soluzione e riguarda diversi aspetti della patologia mentale. Più la sintomatologia è seria più, non sempre ma spesso, ci sono forti resistenze da parte del paziente alla cura. Con molta pazienza può stare vicino a suo fratello cercando di farlo pensare senza però nessun secondo fine se non quello terapeutico. E' già ampiamente terapeutico il fatto che lei lo faccia pensare, ricordare, ricostruire, interpretare. Il processo di cura parte da lontano ed è lento nella sua divulgazione. E' nella costruzione di una relazione con l'altro che le cose possono cominciare a cambiare per cui la cosa potrebbe iniziare da lei e poi proseguire con persone che nella sanità vengono definiti educatori. Sono degli operatori sociali che possono seguire suo fratello alcuni giorni nella settimana facendo e organizzando delle attività con lui come per es. andare al cinema, vedere una mostra o una partita di football se piace. Mi faccia sapere e buone cose per lei,

Dott. Giovanni Castaldi

Mio marito mi ha confessato di avere fantasie erotiche per la Madonna

--Angela--

Mio marito mi ha confessato di avere fantasie erotiche per la Madonna,cioè la madre di Gesù!E'una sciocchezza o mi devo preoccupare? Siamo sposati da 28 anni ed abbiamo due figli maschi di 26 e 19 anni. Cordialmente grazie


>Gent. Sig.ra Angela, dovrebbe essere più precisa, dovrebbe contestualizzare maggiormente il problema perché le si possa rispondere adeguatamente. Le faccio qualche domanda per comprendere meglio. Siete una coppia credente? Vivete la religione, suppongo siate cattolici, in modo rigido e sacrificale ? Frequentate la chiesa, andate a messa, fate parte di gruppi militanti religiosi o siete una coppia laica molto lontana da qualsiasi disciplina spirituale ? Quando suo marito le ha confidato tali fantasie? Mentre facevate l'amore e lei sentiva che lui si  eccitava dicendole quelle cose oppure mentre eravate intenti ad assolvere altri compiti molto lontani da un gioco sessuale?
Risponda alle varie questioni e cominceremo a capirci qualcosa di più.  Tale faccenda può essere un gioco un po' maldestro da parte di suo marito o una chiave erotica per accedere a un godimento maggiore oppure l'inizio di un delirio schizo paranoideo, qui la patologia si fa' seria. La cosa va approfondita. Aspetto sue notizie e buone cose per lei.


Dott. Giovanni Castaldi

Mia moglie è in cura psichiatrica per psicosi e ritardo mentale

--Mario--

SALVE MIA MOGLIE E' IN CURA PSICHIATRICA PER PSICOSI E RITARDO MENTALE. LA TERAPIA ATTUALE E' 2COMPRESSE DI DEPAKIN CHRONO 300 MG- MEZZA COMPRESSA DI MIRTAZAPINA 30 MG- 1 COMPRESSA DI ZYPREXA VELOTAB - 15 GOCCE DI EN AL BISOGNO. IL PROBLEMA CHE L'ANGOSCIA DI PIU' E' QUELLO DI SENTIRSI SEMPRE INFANTILE. PRESSO IL VOSTRO CENTRO POTREBBE ESSERE AIUTATA? GRAZIE IN ANTICIPO

 

>Gent. Sig. Mario dovremo vedere sua moglie e fare una valutazione terapeutica. Da ciò che lei scrive mi sembra un caso impegnativo, bisogna capire quale strategia curativa può essere praticata vista e considerata la diagnosi. Bisogna capire quali sono gli obiettivi terapeutici perseguibili. Le lascio il numero del Centro 0229532468 e il mio cellulare 3485849549. Chiami e  vediamoci se lo desidera.

Buone cose per lei.
Dott. Giovanni Castaldi

Questo ragazzo soffre tantissimo, come provare a restituirgli un pò di serenità?

--Roberta--

Gentile Psicologo, Ho conosciuto un ragazzo egiziano venuto in Italia 3 anni fa per aiutare la sua familglia economicamente. La sua è una storia molto travagliata: il fratello maggiore è morto per una scossa elettrica,suo Padre gia disabile è morto in carcere arrestasto per aver pagato un'assegno scoperto (per la traversata italia egitto), il fratello più piccolo malato di cuore è morto per la mancanza di cure mediche molto costose. la Mamma a cuasa di tutti questi dispiaceri è diventata cieca e adesso ha un tumore. A differenza degli altri ragazzi egiziani che conosco lui ha un legame particolare con la mamma è vive con molta angoscia e profonda sofferenza questo distacco. sei mesi fa si taglia un polso con una lametta, è stato portato al pronto soccorso dove è rimasto per una notte e gli hanno fatto una diagnosi di Disturbo Borderline di personalità. Ai fini del permesso di soggiorno sono intervenuti i servizi sociali che hanno prosto l'inserimento in una comunità o un progetto a cui aderire. Adesso però è tutto fermo. La mia perplessità: è possibile fare questo tipo di diagnosi in una notte al pronto soccorso? io avevo già notato che cera qulcosa che non andava perchè tendeva a considerare le persone meno di zero per un periodo e buone per un altro periodo. Anche io ho subito un trattamento del genere a causa di un malinteso che lui ha considerato grave e che lo ha porto a dirmi che per lui ero morta. Dopo quasto accaduto, non era degna del suo saluto, gli ho fatto un regalo di compleanno che mi ha tornato indietro. mia ha scritto una lettera dove mi diceva Addio e che non lo dovevo più cercare, subito dopo risponde alla mia telefonata, accusandomi di tante cose, stiamo un'ora al telefono e mi chiede di sposarlo per la cittadinaza. Io ho letto questa proposta come un gesto disperato, perchè mi ha detto: ci sposiamo così vado a vedere mia madre prima che muore? Io gli ho risposto di si e siamo rimasti che lo avrei chiamato io. Io non so come devo comportarmi. Se è conveniente chiamarlo. durante l'ultima telefonata mi disse che prima di andare a letto beve 4 bottiglie di birra così non pensa a niente. Consuce una vita molto isolata, lavora in una pasticceria 11 ore al giorno, ama ascoltare musica e vedere film vede spesso titanic e la passione di Cristo. Sposta molto spesso gli oggetti della sua camera, sposta le foto e le fa comparire/scomparire in base alle relazioni del periodo. Io temo che se dovesse accadere qualcosa a sua MAdre, lui possa togliersi la vita, anche perchè mi disse che non avrebbe più motivo di vivere senza sua Madre. Sè ha questo disturbo e se non si cura può peggiorare? Può degenerare in qualcosa di più grave? come muoversi? Questo ragazzo soffre tantissimo, come provare a restituirgli un pò di serenità? Roberta

 

>Gent. Sig.ra Roberta,

proverò a risponderle in modo breve ma spero consono alle sue richieste. La prima questione riguarda la possibilità o meno di stilare una diagnosi di Disturbo Borderline di personalità in un solo incontro terapeutico. Sì, è possibile indicare una diagnosi anche se normalmente prima di determinarla dovrebbero essere svolti una serie di colloqui e anche dei test per essere più precisi e sicuri. Indicativamente in un colloquio clinico si evidenziano dei tratti della personalità dell'individuo che ci fanno pensare e ci danno delle dritte su delle possibili cause della patologia e su una possibile diagnosi da formulare ma è meglio incontrare il paziente qualche altra volta. Avere una diagnosi di Disturbo Borderline non significa essere matti significa avere delle serie problematiche mentali che possono comunque essere curate in un setting terapeutico appropriato. Il suo amico è una persona molto colpita dalla vita, ha subito una serie di tragedie familiari che non possono non averlo ferito nell'intimo della sua anima. Tenga conto che una patologia psicotica è molto spesso la conseguenza di una serie di traumi subiti nel corso degli anni dall'individuo, ciò vale anche per un disturbo di personalità. Ci sono certamente delle concause, sono diversi e molteplici i fattori che concorrono a una spaccatura psicotica  o a un comportamento borderline, non voglio addentrarmi qui in tale ricerca, le voglio soltanto comunicare che esperienze traumatiche forti,  assolutamente dolorose per il soggetto, hanno degli effetti collaterali devastanti sull'individuo portandolo diverse volte in situazioni psichiche dissociative con comportamenti anomali, disturbati, regressivi, coartati emotivamente. Sono individui che si ritirano e si chiudono in se stessi perché non riescono più a sostenere il dolore che gli ha ripetutamente colpiti. Al di là quindi della diagnosi  più o meno esatta resta l'assoluta congruenza tra ciò che ha subito il suo amico e la sua sintomatologia. E' una persona che è consigliabile venga curata attraverso colloqui psicologici di sostegno e di orientamento. La invito ad ascoltare questo ragazzo, se lei nutre dei sentimenti di affetto nei suoi  confronti, ma in una assoluta prudenza perché la persona non è affidabile da un punto di vista emotivo e potrebbe portarla in una circolazione psichica brutta, negativa, per lei. Se fossi in lei non mi sposerei con lui, anche se la cosa ha una  formalità esclusivamente burocratica, attenderei, il nostro amico deve prima curarsi e stare un po' meglio psichicamente. Mantenga un certo distacco, soltanto così può aiutarlo. Mi faccia sapere e se vuole si faccia sentire. Buone cose per lei.

Dott. Giovanni Castaldi

>

Gentile Dottore,la ringrazio infinitamente per la sua risposta. Voglio molto bene a questo ragazzo, e spero di riuscire anche se con fatica nel mio intento. Forse non sono la persona adatta. L'ho chiamato questa mattina, non ha risposto (forse non poteva rispondere perchè lavorava. )Mi ha fatto lo squillo, l'ho richiamato e mi ha risposto senza salutare dicendomi che non lo dovevo chiamare, staccando cosi la conversazione. Nel tardo pomeriggio mi chiama e mi chiede come mai l'avevo chiamato, perchè gli sembrava strano. Io ho risposto che l'avevo fatto sia per sentirlo sia per sapere come stava. Lui non mi credeva e diceva che c'era qualche cosa sotto. Poi faceva delle allusioni ad un nostro amico in comune sempre egiziano (con cui sono stata molto premurosa perchè ha avuto un incidente con il motore fratturandosi la tibia e per questo ha subito un’operazione). Mi chiedeva ironicamente come mai non fossi con lui(adesso lo considera un nemico),e sosteneva che io l’avessi chiamato spinta sempre da quello che mi aveva detto su di lui questo stesso ragazzo. Io ribattevo che io se faccio una cosa la faccio perché scelgo di farla e basta, senza farmi influenzare. Lui si è convinto che io ho istaurato questo rapporto di amicizia con questo ragazzo per controllare la sua vita. Io gli ho spiegato che se chiedo ai suoi amici e perché mi preoccupo per lui e se con questo ragazzo è capitato di sentirci spesso è stato esclusivamente per aiutare lui di fronte alla situazione del permesso di soggiorno e in seguito anche a causa dell’incidente. Ribadiva sempre che non lo devo più chiamare, io ribattevo dicendogli come mai mi stava chiamando , spiegandogli che io ero libera di chiamarlo e lui libero di non rispondere. Mi chiede perché lo cerco? E io rispondo che nella volta precedente al telefono gli avevo detto che mi ero innamorata di lui. Lui subito risponde che l’indomani dovevamo andare al comune per sposarci. Io gli dico che non posso sposare mai una persona che non mi ama (lui l’ultima volta che ci siamo sentiti,mi disse che per me non provava niente)e che ci potrebbe essere una possibilità in futuro se lui provasse qualcosa per me. Lui ribatteva sul fatto che voleva sposarmi lo stesso. Gli dicevo che gli volevo bene e lui sosteneva che sei io ero innamorata di lui gli avrei dovuto dire TI AMO, AMORE MIO. Io gli risposto che non era possibile dato che lui non prova niente per me. Poi mi chiamava GIOIA MIA e io gli chiedevo se veramente ero la gioia sua e mi risponde di no e che io sono come l’inferno e che se un giorno Dio gli chiedesse di andare in paradiso là dove ci sarei io, lui non ci sarebbe entrato perché c’ero io. Io di fronte a questo esempio gli ho chiesto se voleva dirmi che mi amava ma era impossibile stare con me. La sua risposta era sempre no. Alla fine la conversazione non poteva andare avanti perché lui si agitava e si innervosiva. Mi ha anche detto di andare a quel paese in modo molto pesante. La mia reazione è stata quasi nulla, non mi sono arrabbiata, forse è cambiato il tono della mia voce. Lui si stupisce del fatto che non mi arrabbio. Le mie ultime parole sono state:”Ricordati che ti voglio bene.” Durante la telefonata ho cercato di capire cosa gli avessero fatto la notte che è rimasto al pronto soccorso, se gli hanno fatto delle domande e lui niente. La volta scorsa non Le avevo scritto nella lettera che provo qualcosa per questo ragazzo. Di fronte alla proposta di matrimonio ho scelto di dirgli ciò che sento per lui. Non so de ho sbagliato. Adesso la mia più grande priorità sarebbe quella di stargli accanto in questa terribile fase della sua vita, sarei disposta anche a rinunciare ai miei sentimenti per lui, pur di aiutarlo. Ma io posso veramente aiutarlo? Lui dice che non mi vuole sentire e allo stesso tempo mi chiama; mi dice non gli devo dire ti voglio bene , ma amore mio anche se lui non prova niente per me. Nonostante i miei sentimenti (forse non ancora maturi perché conosco questo ragazzo solo da 6 mesi ) sono riuscita a vivere il tutto con molto distacco. So che se gli faccio uno squillo sul cellulare o gli invio un sms lui mi richiama, quindi la conversazione telefonica al momento può essere l’unica modalità di approccio. Lui dice che non lo devo più cercare ne chiamare: devo prendere sul serio quello che dice oppure no? Il mio obiettivo è quello di farlo curare, di farlo seguire da uno psicologico. Un’altra mia preoccupazione : il modo in cui si è comportato con me può generare dei sensi di colpa? Per concludere:E’ errato il modo in cui mi comporto con lui? Che suggerimenti può darmi a tal proposito? La ringrazio Roberta

 

>Cara Roberta avere dei rapporti buoni e interessanti con questo ragazzo è molto difficile, è un impresa ardua. Lei ne è innamorata e quindi la cosa si fa' ancora più difficile. E' una sorta di navigazione a vista quella che lei deve fare con lui, non c'è un modello rigido da seguire se non quello di portarlo a farsi curare. Tutte le strategie sono ben accolte ma devono avere un solo obiettivo, la cura del ragazzo. Se si fa' curare e  comincia ad andare da qualcuno per parlare di sè e della sua vita, della sua tragedia familiare, forse nel tempo le cose potrebbero aggiustarsi, contenersi, non possono trasformarsi completamente, possono però trovare una maggiore armonia nelle dinamiche esistenziali che lui ha con il mondo. Se non si cura è un disastro. Le problematiche che questo ragazzo vive sono di grande sofferenza e dolore e sono invasive della sua vita e di coloro che gli stanno vicino, soprattutto se lo amano. Lei lo ascolti a distanza, lasci che sia lui a venire verso di lei e non dimentichi l'obiettivo terapeutico, ciò vale anche per lei Roberta. Buone cose e a presto
Dott. Giovanni Castaldi
 
>
 
Se ho ben compreso dovrei farmi sostenere psicologicamente. Per quali ragioni? e poi dovrei cominciare adesso o solo e se lui incomincerà un percorso terapeutico? Un 'ultima domanda: questo ragazzo vive da 2 mesi con un ragazzo egiziano di 17 anni. E' salutare questa convivenza? Grazie ancora Roberta
 
 
>Cara Roberta il tuo sostegno psicologico è importante per comprendere le ragioni che ti portano a essere innamorata di una persona che ha mille problemi psichici e sociali. Al di là che tu ci stia insieme sarebbe interessante per te qualche colloquio psicologico. Buone cose per te.

Dott. Giovanni Castaldi

Sono migliorata molto ma la mia psicologa dice che il pensiero deve completamente scomparire

--Enza--

Salve, da 2 e mezzo sono in terapia per il pensiero ossessivo, sono migliorata molto ma la mia psicologa dice che il pensiero deve completamente scoparire ha ragione? Cioè a me torna ogni tanto e non riesco a capire se è normale oppure dopo tanto tempo sarei dovuta già guarire e quindi dovrei cambiare psicologo. Grazie


>Gent. Sig.ra Enza è vero che il pensiero ossessivo deve completamente scomparire, negli anni deve attenuarsi per poi risolversi ma ci vuole alle volte diverso tempo perché ciò accada. Due anni e mezzo di terapia possono non essere sufficienti per molteplici ragioni. Bisogna considerare l'intensità della terapia. Quante volte incontrava la sua psicologa durante la settimana? Una, due, tre, volte? Desiderava andare agli appuntamenti o li incastrava tra una faccenda e l'altra della sua vita? Fino al momento che lei ha iniziato la terapia come ha gestito questa dimensione ossessiva? Si tratta di una dimensione ossessiva che coinvolge l'intera gamma della sua vita o è semplicemente un dettaglio ossessivo della sua personalità? In definitiva le chiedo di dirmi la misura dell'invasività del suo sintomo riguardo alla sua esistenza quotidiana, come percepisce la sua sintomatologia e perché ha un certo punto della sua vita ha chiesto aiuto a una psicoterapeuta. Se il sintomo è contenuto e quindi la sua personalità non ne è inficiata uno o due anni di terapia possono bastare ma se la faccenda è più complessa ci vuole parecchio tempo. Se abita a Milano o nei suoi dintorni mi chiami  allo 0229531468 o al 3485849549 così potremo chiarire ulteriori aspetti, se invece vive lontano ci tenga informati su ciò che farà. Cordiali saluti e buone cose per lei.

Dott. Giovanni Castaldi

Sono sposata da 4 anni con un uomo che io sapevo con precedenti problemi psichici

--Santangela--

Buongiorno,vorrei condividere un problema di famiglia. sono sposata da 4 anni con un uomo che io sapevo con precedenti problemi psichici e vari ricoveri in manicomi anche con TSO.ha anche avuto problemi di giustizia per reati gravi (minacce, percosse,furto,utilizzo carte rubate ecc...).ero consapevole e ho voluto rischiare questo amore.diciamo volevo fare la crocerossina!tutto inizia dalla sua mascita.nasce senza madre perche muore dopo il parto.viene cresciuto dalla nonna e zia. torna in famiglia sua circa a 4 anni,nel frattempo padre si risposa.ha una sorella maggiore, e due sorellastre.non ci sono buoni rapporti in famiglia con nessun componente e trascorre spesso il suo tempo da parenti. a 17 anni si fa reclutare nell'esercito per allontanarsi dalla casa.ma viene ferito durante una missione per cui viene considerato invalido.nel frattempo viene ricoverato varie volte per sbalzi d'umore, bipolarismo,disturbi maniacali,sovraagitazione e dentro i centri rifiuta le terapie il piu delle volte.in 3 anni circa gira 5 centri di salute mentale.all'epoca ha circa 23 anni.ora ha 35 anni e abbiamo un bambino piccolo.litighiamo per motivi futili ma questa volta ha avuto una sclerazione molto esagerata.voleva bruciare la mia attivita dove lavoro,mi ha danneggiato il negozio,e ci siamo picchiati in strada.ha visto che ho reagito e è fuggito.ma mi ha fatto minacce al telefono anche ai miei familiari.il figlio non era presente. mi ha voluto far pagare un gesto(buttare soldi chiesti a terra).vorrei separarmi da quest'uomo ma minaccia che sarà la mia morte e la sua.mi dice che sono cambiata da quando ci siamo sposati e che non mi sopporta piu.non gliene frega niente di urlare in mezzo alla strada e ogni volta che non gli va cio' che gli si dice, minaccia di venire di nuovo in negozio per fare danni.vorrei fare una querela per fargli capire che devo essere rispettata,ma penso che non gliene frega niente.dice di fumare marijuana per uccidersi.gli ho detto che ha un problema,maforse li ho sbagliato.per il momento sto fuori di casa.dopo 5 giorni che sono fuori di casa si è interessato del bambino(3 anni).ma non si è mai occupato della famiglia seriamente se non in momenti di benessere.il senso dei soldi,del futuro non ce l'ha.ad amici parenti al telefono non risponde.vorrebbe risolvere in famiglia ma non fa il primo passo.è un uomo orgogloiso prepotente e con scatti di ira forti,o eterni silenzi.fuma 40 sigarette al giorno.piu marijuana.vorrei essere felice ,gli voglio ancora bene ma è ovvio che è molto difficile non conoscendo la scienza della psicologia.ho sofferto varie volte anche in pubblico perche alza la voce con prepotenza.dovevo fare finta di non conoscerlo. nemmeno con la nascita del bambino è cambiato.forse è solo colpa mia che l'ho viziato,ogni volta non gli credo:e allora non mi dice piu niente.secondo me vuole fare il pazzo per avere la libertà ma non riesce a dirmi di lasciarmi.ora che non sono a casa,preferisce dormire fuori da amici credo.dice che sono stata io ad andarmene e non si sforza perche io rientri.le faccende di casa zero, non è capace di lavare piatti e vestiti.(pigrizia). con gli altri invece è sempre splendido,educato,gentile.per lui la famiglia va bene,ma piu di questo non dice.come ci si deve comprtare con una persona cosi?

 

>Cara Sig.ra Santangela,

la sua domanda è lunga e complessa per i temi che affronta, la mia risposta sarà breve ma spero utile e funzionale per lei. Si è sposata con una persona che ha dei seri problemi mentali dovuti a una serie di fattori biologici e ambientali che riguardano la famiglia di origine, la perdita della madre, l'essere sballottato da una parte e dall'altra nell'infanzia. Suo marito non ha avuto un'infanzia fortunata. E' stato anche ferito in una missione militare ed è stato diverse volte ricoverato nei reparti psichiatrici. Tutto ciò è piuttosto serio ma diventa grave se suo marito non si cura. Dovrebbe curarsi per buona parte della sua vita futura, soltanto in questo caso voi potreste avere una possibile serenità familiare. Signora le cose da fare per lei sono due.

A) Se rimane con suo marito deve cercare di convincerlo a farsi curare, la sua cura deve essere la condizione del perché lei rimane insieme a lui e suo marito deve essere consapevole di ciò. Se lui non si cura lei lo lascia. Il vostro nucleo familiare deve essere monitorato da una terza persona che può essere un terapeuta o una struttura, penso a un consultorio familiare, che funziona come interlocutore della vostra coppia.

B) Se ha deciso di separarsi deve farlo con molta cautela avvalendosi ovviamente di un avvocato ma anche di qualche struttura sociale che l' accompagni in tutto l'arco della procedura legale perché più persone autorevoli lei ha intorno e più è facile non avere incidenti di percorso. Suo marito deve percepire e constatare che lei non è sola in questa sua volontà di separazione ma è attorniata da un vasto gruppo di persone e istituzioni.

Cerchi di essere molto ferma nelle sue decisioni e sia sempre molto calma con lui ma se la investe verbalmente o come è successo fisicamente chiami la polizia senza tergiversare. Suo marito deve temerla, deve avere un po' di paura di lei, sia di essere denunciato che lasciato. Se vuole mi tenga informato degli andamenti futuri. Buone cose per lei.

Dott. Giovanni Castaldi

>

grazie per la sua pronta risposta. nel frattempo sono passati 3 settimane che sono fuori casa con mio figlio. io temo anche per la sua incolumità. dato che gli avevo gia suggerito di farsi curare e rifiuta, ho scelto di separarmi. c'è in mezzo un figlio e la sua educazione. la presenza di un padre è importante, ma dato che non se ne fregava piu di tanto quando stavo ancora a casa, ora è arrivato l'ora del cambiamento. mi rendo conto di non poter gestire la situazione da sola. comunque è tutto partito per i soldi. mi ha bruciato 12000 euro in 20 giorni. qui c'e anche di mezzo la dipendenza dei slot. ne sono sicura perche è l'unico modo per bruciare tutti quei soldi.oppure sostanze stupefacenti.mi ha chiamato e pretendeva altri soldi(migliaia), se no avrebbe fatto altri danni.. non si è minimamente interessato a come sta il figlio.non essendo in negozio, non si è azzardato, la notte è successo niente.(probabilmente era piu forte l'istinto del gioco)continuava a chiamare ma dato che parla in modo unilaterale,mi sono scocciata e non ho piu risposto ne alle chiamate ne agli sms. poi un giorno di silenzio. poi oggi mi ha chiamato 60 volte, ma non ho risposto a nessuna delle chiamate. e in piu 2 sms e non ho risposto. negli sms diceva che mi aspettava davanti al negozio.(era vero) ma non era il mio turno. ha cercato in negozio di mia sorella ma non c'ero.... scena muta. basta questo si chiama anche stalking. una persona con gravi disturbi in grado di fare stalking minacce appostazioni sul luogo di lavoro...... con precedenti disturbi psichici. non posso gestire la situazione da sola tornando in casa. l'alternativa è come che dice lei: concretizzare la mia volonta con la separazione e la querela. penserà pure che faccio la str... dentro di lui ma gli darò una svegliata!

 

>Cara Signora Santangela sono contento nel sentirla determinata a dare una svolta seria alla relazione con suo marito. Voglio però ricordarle come già avevo accennato nella mia precedente risposta alla sua richiesta di consulenza che lei deve attuare il piano di separazione dal suo compagno avvalendosi di istituzioni (consultori) e professionisti adeguati (avvocati) che devono accompagnarla in tutto l'intero percorso. Non può essere da sola in questa vicenda, la prego di tenere conto di tale consiglio e indicazione. Mi faccia sapere. Cordiali saluti e buone cose per lei.

Dott. Giovanni Castaldi

>

grazie ancora per avermi risposto. per il momento l'avvocato ha richiesto al giudice d emanare un atto di "protezione forte contro gli abusi in famiglia". al consultorio ci andro'. ho da poco avviato le pratiche. è stato una scelta "obbligata" nonostante so che lui ha bisogno di molto affetto e terapia. penso comunque che lui sia molto consapevole ma non vuole ammettere che sta andando tutto male. vedremo come risponderà a tutto cio'. andarmene è stato un po' come arrendermi. e dentro mi fa ancora male se ci penso, quando vedo altre coppie sorridersi e camminare felicemente mano nella mano...... sarà molto dura per me superare questo trauma. saluti

Mattina daparox 20 gocce, sera una compressa di olanzapina e una bustina di depakin

--Alfonso--

salve,ho un fratello che è in cura da un psichiatra,la cura che gli ha prescritto è la seguente,mattina deparox 20 goccie,sera una compressa di olanzapina e una bustina di depakin,è in cura da settembre,prima della cura aveva degli scatti tremendi,voleva litigare con tutti,vedeva tutto in modo negativo davanti agli occhi,si immaginiava cose non reali,da quando ha iniziato questa cura non è più nervoso,ma dice che si sente triste,senza motivazioni,vuole stare solo,dorme sempre,non riesce a socializzare,negli ultimi mesi non esce nemmeno più,vorrei sapere se tutto questo è normale,perchè il medico che lo tiene in cura dice che è normale questo comportamento... grazie per la risposta...

 

>Gent. Signore, i farmaci hanno degli effetti collaterali che possono subire variazioni a seconda degli individui che li assumono. Ritengo che il comportamento di suo fratello sia da imputarsi alla ricaduta dei farmaci sul suo sistema nervoso ma anche alla sua patologia.

E' passato da una situazione di grande agitazione, possiamo definirla maniacale, a una dimensione "depressiva". C'è un continuo alternarsi di queste due dimensioni, maniacale e depressiva, nella patologia bipolare. Consiglio a  suo fratello, oltre alla terapia farmacologica  che sta  già assumendo, anche una terapia riabilitativa che può essere svolta  attraverso colloqui terapeutici individuali e di gruppo che hanno valore di sostegno e di orientamento e/o con attività riabilitative che vengono praticate nei Centri di salute mentale o nei Centri privati come il nostro; penso all'arte terapia e alla musicoterapia o allo psicodramma. La cura nei confronti di suo fratello deve essere molteplice, deve avere più strumenti terapeutici, non può essere solo farmacologica. Se abitate a Milano o nelle sue vicinanze potete chiamarci al 0229531468 o al 3485849549, oppure rivolgetevi all'ex Ospedale psichiatrico Paolo Pini (Niguarda); se abitate in altre città o regioni italiane le consiglio di rivolgersi ai Centri di salute mentale pubblici o privati  della vostra città o regione.

Cordiali saluti e buone cose per voi,

Dott. Giovanni Castaldi

Due anni fa circa credo di aver avuto un attacco di panico mentre ero a lavoro

--Flora--

due anni fa circa credo di aver avuto un attacco di panico mentre ero a lavoro, credo perche' da allora non ho mai consultato un medico. Il mio era un tremore diffuso e fortissimo e una profonda agitazione. Il secondo episodio invece fu mangiando in compagnia di colleghi: una forte agitazione e fortissimo tremore della mano destra (quella con cui mangiavo e bevevo). Lentamente e a periodi questo tremore ritorna bevendo un caffe', mangiando in compagnia e soprattutto in contesto lavorativo ma ormai non solo li'. Sta diventando invalidante, evito tutti i contesti che potrebbero farmi tremare mentre mangio o bevo. Che cosa posso fare? che terapia consigliate? grazie mille

 

>Gent. Sig.ra Flora le consiglio di approfondire la sua patologia tenendo conto di due aspetti, medico e  psicologico. Medico significa che lei deve potere affermare con una certa sicurezza di non avere contratto nel corso della sua vita serie  patologie organiche, cardiopatie, diabete o sindromi neurologiche e che oggi non sia dipendente da farmaci o da altri tipi di sostanze.

Se la sua risposta è negativa e cioè non ha mai avuto malattie o dipendenza da sostanza, la sintomatologia somatica da cui è affetta è da imputarsi esclusivamente a cause di ordine psicologico, psichico. Le consiglio di rivolgersi a uno psicoterapeuta per iniziare una serie di colloqui  atti a costruire un quadro clinico più preciso su ciò che lei definisce correttamente attacchi di panico  e per  potere sviluppare e promuovere in seguito un piano terapeutico. Se lo desidera il nostro Centro può curarla adeguatamente essendoci ormai specializzati in questa patologia per via delle numerose richieste di cura che riceviamo dal pubblico. La invito a vedere sul nostro sito le indicazioni che diamo anche riguardo alla gestione di una crisi di attacco di panico e soprattutto alla cura che viene indicata. E' molto importante nei primi colloqui impostare un lavoro clinico che cerchi di costruire un senso e una storia al suo disagio facendo ciò che  chiamo un approfondimento anamnestico sulle vicende della sua vita  precedenti all'insorgere del sintomo.

L'attacco di panico non è un fulmine a ciel sereno, c'è sempre una logica che lo induce, generalmente non è una logica trasparente, facilmente reperibile, può arrivare da lontano perché è una logica antica, conosciuta dalla persona, che si è stratificata negli anni. Sono a disposizione per qualsiasi chiarimento. Buone cose per lei,

Dott. Giovanni Castaldi

Mio figlio Marco, secondogenito, ha 22 anni, studia ingegneria da tre anni, ha superato solo due esami

--Giovanni--

Il mio nucleo familiare è composto da tre figli e una moglie. Mio figlio Marco, secondogenito, ha 22 anni, studia ingegneria da tre anni, ha superato solo due esami. E’ molto intelligente ma non studia mai. Lamenta insoddisfacenti rapporti con il padre, specialmente da piccolo, e una recente relazione sentimentale conclusasi male. In casa è chiuso nella sua stanza, collegato ad internet, per vedere film ed altro. Dice che non ha voglia né di studiare né di cercarsi un lavoro, ammette di non stare bene. Nel consultorio familiare locale ha incontrato uno psicologo due volte fino ad ora. Come possiamo aiutarlo? Cordiali saluti.


>Caro Sig. Giovanni,

La cosa importante è che suo figlio stia andando a parlare con uno psicologo, va assolutamente sostenuto in questa sua iniziativa.

La situazione da lei brevemente esposta può riferirsi a una condizione post-adolescenziale piuttosto comune (un periodo che per molti giovani è sicuramente difficile: la passata scelta universitaria, gli interrogativi sul futuro, la ricerca di un senso in quello che si fa..) oppure può rappresentare uno stato di disagio con tratti più spiccatamente patologici. Ovviamente non abbiamo dati sufficienti per distinguere, ma sarebbe utile innanzitutto comprendere le modalità in cui vostro figlio ha comunicato a voi le sue lamentele (direttamente, implicitamente, attraverso altre persone..?), come si comporta con le persone della famiglia e con gli altri, per cercare di fare un punto sulla situazione. Rimane il fatto che suo figlio è consapevole di non stare bene. La famiglia come ogni famiglia che faccia funzioni di famiglia deve riuscire a creare canali comunicativi tra i diversi membri della medesima. Mi ha onestamente incuriosito il fatto che lei parli del padre in terza persona. Mi scusi, forse non ho inteso. Lei Sig. Giovanni è il padre di colui che in questa sua richiesta che ci ha fatto pervenire chiama “figlio”? Se sì, come penso, perché enuncia che lamenta insoddisfacenti rapporti con il padre e non formula la cosa dicendo che lamenta insoddisfacenti rapporti “con me” ? Perché parla appunto del padre in terza persona e non dice “me”? Perché si scorpora dal padre? Sarebbe interessante che lei riflettesse su tali considerazioni e se vuole rispondesse in merito.

Distinti saluti,

dott. Giovanni Castaldi

Diventerò mai sana?...

--Irene--

Diventerò mai sana? Sento nella mia vita di avere sempre delle difficoltà e credo che dipenda da me, riconosco di avere delle difficoltà e avrei proprio voglia di affrontarle perché sento che così non posso andare avanti. Sento che questo è il momento giusto, non so bene il perché. Ho deciso di fare qualcosa ma leggendo in internet ho visto che ci sono tanti tipi diversi di terapie, e sinceramente non ci capisco più niente. Come faccio a scegliere da chi andare se non conosco nemmeno il mio problema?? Ho paura di scegliere male in anticipo, e alla fine non scelgo. Grazie
 

>Cara Irene, fai bene a dire che alla fine non scegli. Questo potrebbe già essere un primo spunto per cominciare a parlare di te con qualcuno. Evidentemente non sono i tipi diversi di terapia (che possono comunque generare qualche problema di scelta) il vero problema, ma il fatto che probabilmente tu “sfrutti” questa incertezza per non scegliere, per non andare avanti. In altre parole, è un buon motivo per non affrontare il problema. Sei tu stessa a dire che senti dentro di te il bisogno di risolvere le tue difficoltà. Rivolgiti a uno psicoterapeuta, comincia a capire cosa vuol dire parlare con qualcuno in un contesto di psicoterapia. Il tipo di terapia è un “problema” secondario rispetto al tuo decidere di prenderti cura di te.
Vieni a trovarci se vuoi.

Saluti, dott. Giovanni Castaldi

Mio figlio di 7 anni ha dei problemi a scuola...

--Francesca--

Buongiorno, mio figlio di 7 anni ha dei problemi a scuola, nel senso che le maestre mi hanno convocata più volte per dirmi che è troppo agitato, chiacchiera di continuo con gli amichetti disturbando la classe, a volte salta sui banchi, ecc. Non è sempre così, ma quasi sempre. Mi hanno consigliato di contattare un servizio psicologico per valutare eventuali problematiche del bambino. Ma io ho molta paura a portarlo, e penso che non lo farò. Se ne sentono di tutti i colori sul fatto che al giorno d’oggi si diano farmaci ai bambini perché “iperattivi”, ecc, ed io non voglio assolutamente contribuire a quella che ritengo essere una follia della nostra società, e non ho alcuna intenzione di far entrare il mio bambino in un circuito che ritengo perverso. Però dalla scuola insistono, e io per ora non posso fare altro che informarmi, anche se sono molto, molto, scettica. Avreste qualche consiglio da darmi?

 

>Cara Francesca, purtroppo lei non ha tutti i torti a dire che “se ne sentono di tutti i colori” sui farmaci, sulla psichiatria, sulla psicoterapia riferiti ai bambini. È un tema molto delicato, e data la sua forte valenza emotiva è facilmente oggetto di polemiche dai toni poco seri.
Innanzitutto mi verrebbe da chiedere come si comporta il bambino a casa. È molto agitato come a scuola? È normale e sano che i bambini siano anche agitati e chiassosi, fa parte del loro scoprire il mondo e le relazioni sociali. Solo nel caso il bambino manifesti sempre lo stesso tipo di comportamento a livelli quasi ingestibili allora le consiglierei una visita psicologica. Inoltre consideri che il presentarsi ad un semplice colloquio con uno psicologo o con uno psicoterapeuta non implica di per sé uno sconvolgimento radicale della vostra vita. Ci vada serenamente, senza troppi pregiudizi.

Cordialmente,
Dott. Giovanni Castaldi

Io sono tutto il contrario: arrendevole, lenta, incapace noiosa vulnerabile...

--Tiziana--

Salve, sn una studentessa universitaria di storia dell'arte, di 21 anni e da 3 vivo a Roma. A mantenermi sono i miei, genitori che fanno il loro dovere, persone precise diligenti intelligenti capaci oneste, tutto quello che io non sono, se si esclude l'onestà. Si sono sposati poco prima dei trent'anni perchè si amavano e hanno costruito la nostra famiglia: mio fratello, dopo due anni sono arrivata io, e ancora due anni dopo mia sorella. Anche nei confronti dei miei fratelli la differenza è tanta: loro sono combattivi svegli capaci, riescono in tutto quello che vogliono. Io sono tutto il contrario: arrendevole, lenta, incapace noiosa vulnerabile...e questa differenza la provo quasi ogni volta che mi trovo con altre persone, anche se ci sono periodi in cui questo senso di inferiorità mi abbandona(anche se mai del tutto) ma poi sempre si ripresenta. E ultimamente con più vigore. Nn sono soddisfatta di me, nn lo ero quando facevo il liceo, (nn studiavo moltissimo ma me la cavavo),non lo sono adesso che vado all'università. Prima di iscrivermi ero indecisa fra cinema, che mi piaceva di più, e storia dell'arte che pure mi piaceva ma nn quanto la prima opzione, ma alla fine ho fatto la mia scelta seguendo i consigli dei miei genitori e di mio fratello che vedono in questa strada un settore seppur incerto più fruttuoso per il mio futuro.Ma nessuno mi ha costretto a scegliere ciò che ho scelto. Il punto della questione è che adesso vorrei lasciare tutto e andarmene, preferibilmente all’estero, mantermi da sola, scapparte, alla ricerca di quello che sono. Ma nn ho il coraggio: ho paura che possa non funzionare, ho paura di fallire. Dovrei ritornare da mio padre, da mio padre che anche se nn parla tanto già lo so cosa pensa di me…e sono tutti pensieri negativi, ache se mi ama mi vede incapace quale io sono, anche se mi incita a lottare un attimo dopo mi critica. A completare il quadro aggiungo la mia incapacità di amare: dopo l’infanzia non più provato sentimenti forti, non piango ai funerali, non ho mai amato un ragazzo, nn ho mai perso la testa. Piango quando mi sento sola inutile un peso morto. Negli ultimi due mesi faccio fatica a alzarmi la mattina, dormo tantissimo e dormirei tutto il giorno Cosa devo fare? Grazie per l’attenzione dedicatami Tiziana

 

>Cara Tiziana,
in quello che hai scritto dici molte cose e sottolinei in più punti il tuo sentimento di inadeguatezza e inferiorità rispetto alle altre persone o rispetto a componenti della tua famiglia.
Il tuo confronto con gli altri si esprime in una forte critica negativa verso te stessa, annessa probabilmente a una qualche idealizzazione di alcuni di loro. Ci sono diversi punti che avresti bisogno di approfondire, da quelli che chiami “pensieri negativi” di tuo padre nei tuoi confronti a quella che descrivi come un’incapacità di amare. Come tu dici ci sono periodi in cui quel senso di inferiorità ti abbandona (anche solo per poco). Dovresti riflettere su cosa fa sì che ciò possa accadere, in modo da ricercarlo per vivere meglio. Il fatto stesso che quei momenti più positivi accadano ti dice innanzitutto che stare meglio è possibile. Non è facile affrontare le proprie emozioni più autentiche, i propri desideri, o il capire cosa ci impedisce di farlo. Ma un passo alla volta potrai sicuramente fare luce sui problemi di cui parli. Parlane con qualcuno, o rivolgiti a chi ha gli strumenti e le competenze per capire quello che dici e che ti può aiutare. Sicuramente un colloquio con uno psicoterapeuta può aiutarti in questa direzione. Noi siamo a Milano e non a Roma e quindi dipende dal tuo desiderio venire a trovarci di persona.
Saluti,

Dott. Giovanni Castaldi

Da qualche mese per riuscire a dormire bevo alcolici...

--Stefania--

Salve, sono una professionista di 35 anni, sposata e madre di una bambina di 4 anni. Da qualche mese per riuscire a dormire bevo alcolici prima di coricarmi. Era iniziata come una cosa innocente, ma col tempo la situazione sta peggiorando ed ogni tanto adesso bevo anche prima di uscire di casa. Mio marito non sa niente e io faccio di tutto perché non se ne accorga (mangio tonnellate di caramelle, mi lavo i denti di continuo, mi profumo esageratamente). Ma la situazione per me sta diventando insostenibile. Sono sempre stata la moglie e la mamma perfetta, sono io che “mando avanti la casa”, e non posso assolutamente permettere di tirare fuori un problema del genere. Cambierebbe tutto. Sarebbe un disastro. Perderei anche la fiducia in quanto mamma. Ho deciso di scrivervi per avere qualche consiglio, anche se dubito di poter andare da qualche parte per trovare un aiuto “fisico”, siccome dovrei fare tutto di nascosto, sempre per evitare che mio marito e la mia famiglia in generale (mio marito è molto legato ai miei genitori, e glielo direbbe) scoprano quella che sta diventando una mia vita parallela. Come posso fare??
Grazie

 

>Cara Stefania,
lei spiega molto bene la sua situazione. Innanzitutto, non si senta in colpa (che è appunto il contrario di “innocente”) per la sua situazione; chiunque attraversa prima o poi dei momenti di difficoltà. Il suo sentire di non poterlo dire a nessuno pone inevitabilmente la questione del rapporto con suo marito, che curiosamente vede come alleato dei suoi genitori e non di lei. Lei ha molta paura del fatto che un giudizio negativo da parte dei suoi familiari le faccia perdere la fiducia e il ruolo di mamma. Deve sicuramente parlarne con qualcuno, ha fatto molto bene a scriverci. Provi a parlarne con suo marito, e se proprio lo ritiene impossibile, non esiti a uscire di casa per cercare aiuto. Continui a scriverci se vuole, o venga a trovarci.
Distinti saluti,

Dott. Giovanni Castaldi

Sono una 20enne affetta da Disturbo Ossessivo Compulsivo grave...

--MDG--

sono una 20enne affetta da Disturbo Ossessivo Compulsivo grave dall'età di 10 anni, e siccome sono anche agorafobica e nessuno in famiglia, apparte questo problema sa che lo sono vi chiedo di indicarmi dei siti dove posso trovare qualcuno con cui parlare di questo disturbo e che sia disposto a farlo esclusivamente per e-mail o per lettera. In attesa di risposte, cordiali saluti.. MDG


>Cara MDG, se vuoi puoi continuare a scriverci delle mail private attraverso il modulo di consulenza online parlando dei tuoi sintomi. Noi continueremo a risponderti. Questo tipo di servizio dal momento che si protrae ha però un costo e quindi un prezzo perché sono dei colloqui clinici. Volendo si può anche utilizzare la web cam. In alternativa puoi continuare a scriverci in questa rubrica, l’Esperto risponde, per la quale non ci sono limiti e costi ma nella quale domande e risposte hanno carattere pubblico così da essere un aiuto anche per altri utenti. Ti consigliamo tuttavia di provare a parlarne con qualcuno faccia a faccia, anche se non è sempre facile. Saluti,

Dott. Giovanni Castaldi

Il mio ragazzo è un fobico sociale, ha 31 anni, non è un paziente...

--Zehava--

Il mio ragazzo è un fobico sociale, ha 31 anni, non è un paziente, e ha, come dire, sviluppato una forma personale di protezione, estrema razionalizzazione. non vuole legami. come posso rapportarmi a lui? io, diversamente, sono in cura per lo stesso motivo, fobia sociale, ma non ho problemi affettivi.

 

>Gent.sig.ra Zehava
è piuttosto complesso rapportarsi con un soggetto fobico, certamente la possibilità di avere una relazione con una persona che ha contratto tale sintomatologia dipende dal grado della fobia. Il suo compagno per riuscire a "vivere", lei dice giustamente per proteggersi, investe molto sul  pensiero razionale cercando con la ragione di sopire tutte le componenti emotive e affettive che sicuramente possiede e percepisce ma che non può vivere pena una forte dimensione di angoscia che per lui diventerebbe "mortale". Il suo compagno dice di non volere legami affettivi ma non si tratta di non volerli; il suo fidanzato nelle condizioni mentali in cui si trova non può avere nessun rapporto affettivo degno di questo nome, può avere esclusivamente dei surrogati affettivi che denotano lo stato di estremo disagio in cui vive. Le consiglio di ascoltarlo pazientemente cercando di contrattare con lui le singole azioni e i movimenti quotidiani che fate o vorreste fare insieme nella vita di ogni giorno. Penso che sarebbe fondamentale e indispensabile riuscire a avvicinarlo a una terapia psicologica che potrebbe essere individuale o inizialmente di gruppo, penso anche ai gruppi di self help (auto aiuto) che oltre nel Centro Disturbi Psichici tengo all'ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini (Ospedale Niguarda) a Milano.
Cordiali saluti e buone cose per lei

Dott.Giovanni Castaldi

Sono un ragazzo di 27 anni e da diverso tempo vado incontro a situazioni di ansia...

--Francesco--

Buongiorno,
sono un ragazzo di 27 anni e da diverso tempo vado incontro a situazioni di ansia e persino attacchi di panico quando mi trovo in situazioni sociali, soprattutto quando non conosco bene le persone che stanno con me. Mi sento quasi terrorizzato. Sono andato avanti per anni senza mai capire che erano proprio quelle situazioni a far scattare quelle sensazioni, ed ho deciso di andare a parlare con un terapeuta. Sono uscito dal colloquio pensando alla parola che più volte mi era stata ripetuta, “fobia sociale”. Per adesso non ho ancora deciso di continuare la terapia, perché preferisco informarmi sulle soluzioni migliori. Vi chiedo quindi se presso il vostro centro curate questo tipo di disturbi e se una psicoterapia di tipo analitico potrebbe essermi utile,

Grazie

 

>Caro Francesco,
grazie innanzitutto per averci contattato.
Rispondo alla sua domanda considerando la diagnosi.
Mi sembra le sia stata diagnosticata dal terapeuta una fobia sociale. Se la diagnosi di fobia sociale è esatta e precisa, penso che una psicoterapia analitica  specifica e approfondita  che indaghi e che lavori sulla sua struttura psichica possa esserle di concreto aiuto e possa essere per lei un’esperienza valida ed efficace. Un approfondimento dei suoi legami emozionali, affettivi, relazionali, può comportarle in un tempo abbastanza breve  una certa risoluzione, certamente un abbassamento della soglia fobica. Ho curato positivamente  in psicoterapie analitiche diverse persone che contraevano attacchi di panico e che avevano gravi problemi nel vivere situazioni pubbliche, sociali. Questi disturbi psichici si presentavano nella persona in un quadro di organizzazione psichica  sostanzialmente nevrotico.
Concludendo la mia risposta alla sua domanda è positiva. Sì, un’esperienza di psicoterapia analitica può essere funzionale alla sua sintomatologia.

Dott. Giovanni Castaldi

Ho finito da poco una relazione, durata 7 anni...

--Claudia--

Ho finito da poco una relazione, durata 7 anni; è stata molto faticosa e siamo arrivati alla conclusione che non era possibile andare avanti così a causa di una distanza spaziale ma anche perché quando ci vedevamo c’era un grande distacco emotivo. Ora sono attratta da un’altra persona la quale sembra ricambiare il mio interesse, però le mie amiche mi dicono di aspettare perché è troppo presto e devo distaccarmi di più dal mio ex. Questa cosa mi crea un disagio profondo, perché sono divisa a metà tra quello che devo e quello che desidero. Ma non sarebbe per fare chiodo schiaccia chiodo, è che sono veramente interessata all’altro. Il fatto è che reagisco così anche ad altre situazioni, e vorrei capirne il perché. Mi piacerebbe avere un parere da parte vostra.
Grazie

 

>Cara Claudia,
penso che la cosa si chiarirà nei prossimi mesi. Il fatto che tu sia veramente coinvolta da questa nuova persona ha bisogno di tempo per potersi dimostrare vera. E’ facile che noi inconsciamente  facciamo il chiodo scaccia chiodo anche se razionalmente pensiamo di no. Lascia che la cosa decanti, dagli del tempo. Il problema che vivi con estremo disagio l’essere divisa tra ciò che devi e quel che desideri è invece una questione strutturale che sembrerebbe da quel che dici un tratto della tua personalità. Penso che dovresti approfondire tale conflitto che ti porta a stare male. Potresti fare qualche colloquio psicologico per inquadrare il problema, potrebbe bastare per chiarirti le idee o potrebbe essere il preambolo di un’esperienza clinica un poco più lunga. Ti consiglio comunque di fare qualcosa, di parlarne e di tirare fuori dalla tua testa questa divisione tra la legge del dovere e quella del desiderare perché può comportare sempre più disagio per la tua vita futura. Buone cose.

Dott. Giovanni Castaldi

Il mio problema penso che siano gli attacchi di panico...

--Marisa--

Salve,
il mio problema penso che siano gli attacchi di panico. In realtà non so bene se si tratti proprio di attacchi di panico, ma leggendo qua e là mi pare di vivere proprio quell’esperienza. Mi succede sempre quando mi metto alla guida: appena mi trovo nel traffico e come se il mondo implodesse su di me, inizio a sudare e il cuore mi batte molto velocemente. Una volta ho dovuto abbandonare la macchina nel mezzo di un incrocio perché mi sembrava di morire. Che vergogna, quella volta. Questa cosa mi capita da un paio di anni, forse anche tre e ormai mi sono decisa a trovare una soluzione. Il fatto è che mi capita “solo” quando vado in macchina, quindi non so se è il caso di intraprendere una lunga psicoterapia per un problema così specifico. Esiste qualcosa di breve e mirato al mio problema? Vi ringrazio.

 

>Cara Marisa,
esiste certamente una risposta terapeutica circonstanziata al tuo problema. Devi però andare a parlarne con uno psicologo e cercare di capire come mai stai bene nelle altre dimensioni della tua vita e poi quando ti siedi in macchina entri nel panico assoluto. Ciò che ti succede è un sintomo e generalmente i sintomi sono dei campanelli di allarme di un sistema che non funziona più tanto bene. E’impossibile che una persona abbastanza equilibrata contragga degli attacchi di panico o finisca in situazioni di ansia mal gestita. L’uomo non è un appartamento  che può essere ristrutturato toccando delle stanze e non altre per cui parlare del tuo sintomo significa associarlo a altri elementi della tua vita che magari a te paiono perfetti ma magari non lo sono cosi tanto. Non si tratta di fare una lunga terapia si tratta  per te di cominciare a pensare una terapia, cioè cercare di dare un senso a quel che ti capita. Un saluto

Dott. Giovanni Castaldi

Sono un uomo sposato da 7 anni e da 10 lavoro nello stesso posto di lavoro...

--Michele--

Buongiorno,
sono un uomo sposato da 7 anni e da 10 lavoro nello stesso posto di lavoro. Più o meno un paio di anni fa ho avuto una relazione con una mia collega, durata molto poco per mia volontà. Questa mia collega se l’era molto presa per il fatto che io non volessi mandare avanti la nostra “relazione clandestina” e da tempo fa di tutto per non lasciarmi vivere, esclusivamente sul posto di lavoro. Sono sempre oggetto di un mobbing molto sottile ma pesantissimo, anche perché lei è un po’ più alta in grado di me. Il fatto è che di tutto ciò non posso parlare con mia moglie, perché dovrei svelarle le motivazioni di questa storia. In pratica vivo chiuso nel mio segreto e nel non riuscire a dire a mia moglie la verità. Ho bisogno di parlarne con qualcuno, ma non me la sento nemmeno di dirlo ai nostri amici, quasi tutti in comune. Inoltre ho sempre più l’impressione di essere guardato male a lavoro, a causa delle situazioni svantaggiose che quella persona mi provoca. Non ce la faccio più. Voi cosa mi consigliate?

 
>Caro Michele,
le consiglio di andare a fare qualche colloquio con uno psicologo perché come lei stesso dice ha bisogno di parlare e di buttare fuori tutta la sua frustrazione e la sua rabbia. Mi raccomando non si chiuda in sé con il suo segreto, starebbe solo peggio. Parlarne con un professionista significa organizzare un pensiero su tutta la faccenda, approfondirla, significa molte volte chiarire e comprendere meglio le logiche e le trame comportamentali che hanno condotto e favorito la sensazione di non avere via di uscita. Ricordi che c’è sempre una soluzione, magari non immediata e alla portata dei nostri occhi perché bisogna costruirla. Per tale motivo il ricorso alla parola in una conversazione clinica è fondamentale per uno sguardo attento e scevro dal “raccontarsela” sui nostri problemi. Se vuole mi chiami. Cordiali saluti.

Dott. Giovanni Castaldi

Vivo con sempre più sofferenza il fatto che mia moglie abbia molte amicizie e io no...

--Alfredo--

Buongiorno,
sono un uomo di 42 anni  e scrivo per esporvi il mio problema. Sono sposato da dieci anni e ultimamente vivo con sempre più sofferenza il fatto che mia moglie abbia molte amicizie e io no. O meglio, io ho degli amici, con i quali mi vedo piuttosto regolarmente, faccio sport con loro, vado a bere qualcosa ogni tanto. E’ il tipo di rapporto ad essere diverso: lei sembra che abbia delle amicizie molto più strette, passa ore al telefono, spesso con altri uomini, tutti “suoi amici” , e quando io cerco di esprimere il mio disagio lei fa la comprensiva e un po’ si lagna del fatto che io sembro geloso. Mi dice, per esempio, “Ma dai, guarda che era solo tizio, amico di tizia, e mi stava raccontando delle loro vacanze della scorsa estate… Cosa c’è di male se chiacchiero con degli amici?”. Con questo non voglio dire che con me lei non parli, ma dal mio punto di vista è come se io mi sentissi solo senza di lei, avendo l’impressione che lei non lo sia senza di me. Il tutto ultimamente sta diventando una sorta di tunnel, perché non sono più un ragazzo, e ho paura che il mio modo di rapportarmi con gli altri, di costruire le mie amicizie, non sia adeguato.
Grazie

 

>Caro Sig.Alfredo
penso che lei dovrebbe chiarirsi un po' le idee sulla vicenda di sua moglie perchè mi pare bloccato.Ha fatto bene a scriverci perchè è un modo di cominciare a fare circolare la cosa.Continui a parlare  della faccenda con sua moglie e cerchi di comprendere maggiormente il fastidio che lei prova, quella che lei definisce la gelosia,per verificare se ci sono reali motivi di inquietudine e di poca sensibilità da parte di sua moglie nei suoi confronti o se la questione riguarda lei stesso, una certa insicurezza psicologica che emerge oggi in virtù di un gioco forse un po' troppo scanzonato e provocatorio della signora. Ci tenga informati e se lo desidera venga a fare qualche colloquio.Buone cose
 
Dott. Giovanni Castaldi

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