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Giovanni Castaldi - miodottore.it

Il Dott. Giovanni Castaldi ha maturato una pluriennale esperienza in particolare nei seguenti ambiti:

 

Attacchi di panico

 

Consigli immediati per contenere un attacco di panico


Dovete cercare di mettervi in una posizione corporea di vostro gradimento dove vi sentite comodi e tranquilli. Individuate un luogo della vostra abitazione o di qualsiasi altro posto in cui siete dove vi trovate bene e vi sentite sicuri, a vostro agio. Fate lunghe respirazioni, grandi inspirazioni e ancora più grandi espirazioni per una decina di minuti. Se siete in compagnia di persone a voi care state con loro, fatevi abbracciare, stringetegli le mani, non vi appartate da soli anzi cercate assolutamente di non stare da soli. Cercate per quanto vi sia possibile di razionalizzare ciò che vi sta accadendo ricordandovi che non si muore di un attacco di panico.

 

Terapia dell'attacco di panico


La terapia dell'attacco di panico può prevedere una risposta farmacologica associata a una terapia cognitivo comportamentale. La patogenesi di un attacco di panico è neurofisiologica ma l'eziologia riguarda dei fattori psicologici. Deve essere svolta nella visita iniziale un'accurata indagine anamnestica per individuare i fattori stressanti, vicini o lontani nel tempo che possono essere stati attivatori sensibili della patologia in corso. La cosa fondamentale e di primaria importanza nei primi colloqui clinici è quella di dare un senso razionale, una possibile interpretazione e definizione del disagio che ha prodotto l'attacco di panico per contenere lo squilibrio fisiologico che il paziente avverte nel suo corpo.

 

 


 

 

Disturbi d'ansia

 

I metodi e le tecniche terapeutiche utilizzate per la cura degli attacchi di panico sono validi anche per il disturbo d'ansia generalizzato e per le sindromi ansiose.

L'attacco di panico è il risultato del superamento di una certa soglia ansiosa, che per il soggetto risulta ingestibile e sfocia nella crisi di panico. Tuttavia, le problematiche alla base sono spesso le medesime, per cui gli interventi terapeutici saranno simili.

Il terapeuta sceglierà insieme al paziente la terapia più adatta al livello e alla tipologia dell'ansia. Lo spettro degli interventi varia dalla psicoterapia, alle tecniche di rilassamento, agli interventi cognitivo comportamentali (questi ultimi molto utili per attenuare e risolvere il problema della cosiddetta "ansia anticipatoria") e, nei casi più acuti, all'integrazione di un supporto farmacologico in grado di inibire il sintomo, rendendo possibile il lavoro psicoterapeutico.

Dal punto di vista farmacologico, i principi attivi con i migliori risultati rientrano nelle classi degli antidepressivi (SSRI - inibitori del riassorbimento della serotonina) e delle benzodiazepine (utili per contrastare le crisi di panico o gli stati di ansia acuta). I farmaci vengono generalmente assunti per qualche settimana o qualche mese, sotto stretto controllo medico, venendo infine gradualmente ridotti fino a cessarne l'assunzione.

L'intervento farmacologico viene evitato quando non è necessario e nella maggioranza dei casi è sufficiente la psicoterapia.

Infine, non bisogna sottovalutare lo stile di vita che può essere alla base di un disturbo d'ansia. La mancanza di una moderata attività sportiva, l'uso e abuso di alcol e sostanze stupefacenti, il fumo, le alterazioni del ciclo sonno-veglia, sono tutti elementi che spesso vengono sottovalutati ma che contribuiscono a creare le basi per lo sviluppo del disturbo.

Nello stile di vita rientrano anche tutte quelle condizioni esogene, ambientali, alle quali siamo necessariamente sottoposti o che abbiamo volontariamente ricercato, per esempio un contesto lavorativo stressante, una situazione economica complicata, oppure situazioni di forte responsabilità.

Talvolta è sufficiente - ma non sempre facile - agire su questi elementi per risolvere la sintomatologia. Il supporto di un terapeuta è fondamentale per riuscire a modificare stili e meccanismi alla base dell'ansia.

 


 

EMDR e Dissociazione Visivo-Cinestesica (per chi ha subito eventi traumatici)

 

La dissociazione visivo-cinestesica è una tecnica utilizzabile con persone che hanno subito eventi traumatici. Questa tecnica è stata costruita riguardo a dimensioni traumatiche post-belliche. Se ne è fatto uso con risultati apprezzabili, per esempio, nel contesto della guerra del Golfo e dei conflitti successivi, dunque da parte dell'ambiente scientifico statunitense. Nel corso del tempo la tecnica è stata elaborata ed ampliata per poter essere applicata anche in contesti non bellici.

È molto interessante perché va a slegare il rapporto fra immagine traumatica e corpo, il corpo compresi i suoi organi che sono stati investiti dal trauma. Il trauma si manifesta all'interno del corpo umano, prende il corpo come suo luogo di rappresentazione. I sintomi possono essere ansia, tachicardia, attacchi di panico, nevralgia, paralisi, brividi, sudorazione, dispnea, depersonalizzazione, aspetti dissociativi, derealizzazione.
Per poter utilizzare questa tecnica il riferimento dev'essere a episodi traumatici precisi, reali e non fantastici, che il paziente ricorda ancora in maniera intensa.

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Arteterapia

 

E' più difficile parlare delle nostre emozioni mentre è più semplice esprimerle attraverso segni, colori, scarabocchi, immagini che vanno però a costruire delle rappresentazioni simboliche che ci appartengono e che danno l'indicazione su dove noi  veramente siamo, peraltro come nella dimensione onirica, nei nostri sogni. Un bimbo disegna quel che lui è, il più delle volte senza essere consapevole di essere quella cosa lì che mette sulla carta, disegna ciò che lui sente di essere e soprattutto nelle situazioni di patologie psichiche gravi le persone rappresentano quel che sentono e che non riescono a comunicare perché non lo comprendono.

Le emozioni e gli affetti vengono facilmente veicolati e risolti sulla tela attraverso l'azione delle nostre mani e tali azioni oltre a liberare e a diminuire i nostri grovigli emotivi interiori promuovono un vero e proprio discorso simbolico e quindi terapeutico in cui noi ci rappresentiamo.

Lavorare con le immagini, rappresentare delle immagini su un foglio e su una tela significa configurare, significa costruire delle configurazioni che sono delle forme che occupano uno spazio fisico e concreto, anche parlare concerne una configurazione: parlare è dare una forma grammaticale e sintattica ai nostri sensi e alle nostre idee. Una pratica analitica o psicoterapeutica è una configurazione dell'inconscio prodotta attraverso il dire, attraverso le nostre parole che danno vita a un discorso che comporta una forma: parlare, dire, implicano una dimensione psichica più evoluta rispetto alle immagini e alle figure che possiamo mettere su una tela. Scarabocchiare, strimpellare, udire un suono ed emozionarsi, implicano l'attivazione dei processi primari dell'individuo che sono primari e primitivi, riguardano i nostri sensi: caldo/freddo,buono/cattivo,bello/brutto etc.

 

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Terapia di Coppia

I problemi di coppia sono comuni a tutte le coppie, indipendentemente dalla loro tipologia e dall'orientamento sessuale degli individui che le compongono.

 

Una psicoterapia di coppia è utile perché la coppia riprenda a parlarsi.

Generalmente una crisi di coppia è legata al fatto che la comunicazione fra i due membri è completamente finita, oppure si parla però si arriva subito a dei litigi furibondi o dei bisticci.
Andare da una terza persona, un professionista, in un luogo che difende quello che uno va a dire, serve ed è utile perché si riprenda a pensare, a pensarsi anche come coppia e non solo individualmente, a cercare di smussare questa conflittualità.

Il fatto che ci sia un terzo, lo psicoterapeuta, lo psicologo, è importante perché è simile al gioco del biliardo, un gioco di sponda in cui questo elemento terzo non è chiaramente passivo, non sta lì a ricevere i colpi stando zitto, ma interloquisce con la coppia, cerca di capire, cerca di comprendere, fa domande, invita i due astanti a parlare maggiormente e soprattutto ad aprirsi e a non aver paura anche delle reazioni che l’altro può avere.

Molto spesso le coppie vengono e i primi incontri sono dei litigi, sono dei litigi alcune volte furibondi, che potrebbero avere delle conseguenze molto negative se fatti a casa propria o in luoghi pubblici, ma fatti all’interno di uno studio, di un lavoro colloquiale e psicologico, possono avere un’evoluzione molto positiva. Finalmente uno si è aperto, “Ti ho detto finalmente quello che volevo dirti, era da tempo che non.. però non avevo il coraggio di dirtelo, perché avevo paura delle tue reazioni ma, in questo caso” - nel momento in cui c’è il terapeuta che può avere anche una funzione di difesa – “io posso aprirmi”.

L’utilità iniziale è questa, assolutamente questa, di riprendere una circolazione di idee, di pensieri, di parola e di riuscire a comunicare.

 

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