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In tutto questo il rapporto col fratello (da cui sembrerebbe scaturito il problema), è sempre stato difficile

--Laura--

Buongiorno, ho due figli (uno di 13 anni, l'altro di dieci), il più grande già dall'asilo è stato segnalato dalla maestra per impaccio motorio, ed è stato visitato dal neuropsichiatra della asl, che non ha riscontrato nessun problema. Successivamente sono state fatte anche altre visite neuropsichiatriche di controllo e neurologica, da cui in realtà non è mai emerso nulla di preoccupante, ma solo un quadro di immaturità. Mio figlio è stato indirizzato unicamente a fare terapia con una
psicomotricista. Ad un certo punto le maestre di scuola hanno manifestato preoccupazione per difficoltà nell'apprendimento del bambino, che contestualmente ha cominciato anche a manifestare delle fobie in relazione ad alcuni tipi di persone ( anziani, persone di colore) e a manifestare paure (contrarre malattie, di essere "modificato", ecc..) Ha iniziato anche ad applicare rituali tipo ritoccare, lavarsi le mani continuamente, imitare ecc...
In tutto questo il rapporto col fratello (da cui sembrerebbe scaturito il problema), è sempre stato difficile: lo ha sempre tenuto a distanza, non voleva toccarlo, non voleva che io lo toccassi dopo aver preso in braccio il fratello ecc... Addirittura mentre da piccolo voleva sempre stare con me e non si addormentava se non con me nel letto, dopo la nascita del fratello era agitato talmente dalla mia vicinanza da non riuscire ad addormentarsi se lo toccavo, nonostante mi volesse al suo fianco.
Nel tempo sono stati eseguiti anche dei test da cui è risultato che ha disturbi di apprendimento (disgrafia, discalculia, disortografia), e che non ha un altissimo q.i., ma sembrerebbe che tutto dipenda dalla parte "emotiva". In una delle relazioni la neuropsichiatra ha scritto una diagnosi che riporto a memoria: "disturbo da rivalità tra fratelli con sintomatologia fobica". Dopo aver fatto per un periodo terapia cognitiva, ora mio figlio è in psicoterapia da oltre due anni e non mi pare la situazione sia di molto migliorata. La psicologa mi ha proposto di usare i fiori di bach per tranquillizzarlo e permettergli di calmarsi inoltre diche che ciò permetterebbe alla terapia di dare risultati migliori. Penso che inizierò questa terapia, anche se non ci credo molto.
Il problema è che ora mio figlio + piccolo non ha più energie per "sopportare" il grande: non sopporta + di essere imitato, indicato, accusato di "guardare" oggetti del fratello e di contaminarli.... non è libero di muoversi in casa, perchè viene sempre controllato e seguito...
Purtroppo sembra che anche il piccolo ormai "controlli" cosa fa il fratello, come si muove, se lo indica ecc....
Non so + cosa fare.
Se poteste darmi un consiglio sul miglior comportamento da tenere : è meglio, come ho sempre fatto, per il quieto vivere continuare a chiedere al minore di resistere e sopportare tutte le fissazioni e i rituali del fratello maggiore, credo però che sia allo stremo delle forze, o a questo punto valutare seriamente l'idea di affidarmi a farmaci seri che possano aiutare mio figlio + grande? Sempre che i farmaci funzionino e che non siano dannosi... Laura

 

>Cara signora Laura i disturbi di suo figlio maggiore sono piuttosto impegnativi da un punto di vista clinico. Mi pare però che sia discretamente seguito da un punto di vista medico neurologico e anche da uno psicoterapeutico. I problemi che lei ci sottopone sono molto importanti e vanno affrontati con i terapeuti che seguono suo figlio. I fiori di bach così come la valeriana sono prodotti naturali che sicuramente fanno bene ma sono molto blandi nella loro azione per cui non deve aspettarsi radicali trasformazioni. Va valutato se usare farmaci specifici, forti nella loro azione organica che però hanno effetti collaterali che potrebbero scontrarsi con l'andamento psicoterapeutico. Farmacologia e psicoterapia devono accompagnarsi, integrandosi vicendevolmente. Quindi a proposito dei farmaci ne parli con i medici di riferimento di suo figlio, noi non possiamo risponderle, perché dovremmo visitare il ragazzo, definire una diagnosi e poi valutare l'utilità di un approccio farmacologico, se lo desidera possiamo farlo ma deve portarci suo figlio.  Riguardo al figlio più piccolo che subisce la patologia del fratello più grande, bisogna difenderlo, non può assolutamente subire le gravi problematiche del fratello maggiore perché il rischio è che si "ammali" anche lui. Anche qui sono i terapeuti di riferimento di suo figlio maggiore che devono "prendere in cura" il nucleo familiare con delle visite collettive. Sono incontri terapeutici in cui ci sono tutti i membri della famiglia e si discute sui problemi che emergono nella quotidianità familiare riguardo alla patologia riconosciuta di uno dei suoi membri. E' assolutamente fondamentale questo approccio collettivo quando la sintomatologia è invasiva al nucleo familiare/sociale. Ci faccia sapere, se vuole  contatti il Centro allo  0229531468 o al 3485849549. Buone cose per lei.
 
Dott. Giovanni Castaldi

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Dott. Giovanni Castaldi

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