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Cerco di distrarmi.. ma ritorno là..

--Anonima--


Buonasera, sono una ragazza di 23 anni iscritta al quarto anno in medicina. Mi racconto, sono sempre stata una ragazzina riflessiva molto sensibile piena di complessi, che non amava se stessa ne esteriormente ne interiormente. Non ho avuto un infanzia facile.. mia madre si è ammalata di tumore al seno quando ero piccola ed è morta dopo 7 anni di terapia 4 anni fa. La sua malattia mi ha devastata non tanto per il doverle stare vicina...perchè era una cosa che facevo con piacere ciò che mi faceva soffrire era il non poterne parlare con nessuno, perchè per suo desiderio nessuno al di fuori dei familiari era a conoscenza della malattia... da qui il distacco dalle amiche che magari mi vedevano triste e non capivano il perchè...da qui la perdita graduale di amicizie intime, perch abituandomi a non confidarmi con nessuno ho piano piano sentito sempre di meno il bisogno di parlare di me e dei miei sentimenti o paure. Ho cominciato a riporre la mia fiducia in un unica figura che veniva interpretata dal ragazzo che il quel particolare momento della mia vita rappresentava il mio fidanzato e confidente. Ho avuto una prima storia di tre anni e una seconda durata 5 anni...trascinata per diverso tempo e a lungo non desiderata,una storia sofferta dalla quale sono uscita male..mi è stato vicino dopo la morte di mamma..dopo la nascita del mio fratellastro figlio dell'amante di mio padre..ecco lei ora penserà che si tratta forse della trama di un film..ma non è così. Ora sono due due anni in psicoanalisi e sotto psicofarmaci per dormire soprattutto e per il tono dell'umore e la mia situazione generale è migliorata..dormo,mangio e trascorro giornate piuttosto normali ma non del tutto, alle superiori era una ragazza molto studiosa sono uscita con 97 all'esame di stato e anche i primi anni a medicina sono stati molto positivi finiti con una buona media in regola...ma dal terzo anno in poi..anno in cui sono cominciati i problemi con il mio ragazzo e anno in cui ho cominciato a prendere psicofarmaci non riesco assolutamente a studiare..in un primo periodo le difficoltà erano fisiologiche ma ora che potrei strudiare mi sembra di essere rimasta così indietro da non poter recuperare in modo soddisfacente...cercando di studiare quanto più possibile passo molto tempo a casa e sto piano piano perdendo le amicizie universitarie che erano un pilastro di appoggio qui a roma essendo io una studentessa fuori sede. Sto cominciando a dubitare della mia scelta universitaria non so se ho la forza fisica e mentale per reggere..non so per quanti anni ancora dovrò stare sotto cura perchè non mi è stato chiaramente detto che disturbo ho.. io credo di avere un disturbo bipolare..in linea generale mi sento persa mi sono per talmente tanto tempo trascurata mettendo le mie relazioni sentimentali al centro della mia vita da non sapere più cosa mi piace e cosa no...non mi sento a mio agio nel sesso...in 7 anni di rapporti sessuali non ho mai raggiunto l'orgasmo...e forse in parte può essere dovuto all'uso di antidepressivi..comunque non so...passo le giornate a chiedermi se potessi far funzionare la mia storia e se non sia meglio abbandonare l'uni per cercare un lavoro..il tutto è snervante..perchè questi pensieri si ripetono nella mia mente di continuo senza lasciarmi tempo di pensare ad altro..sono come un ossessione...cerco di distrarmi..ma ritorno là..e mi ritrovo a parlare da sola immaginando situazioni possibili e cercando di ''prepararmi'' ossia di scrivere un copione da leggere in caso di questa o quell'eventualità...la mia non è una domanda..è un insieme di domande..ho cercato di riassumere brevemente la mia storia clinica e familiare spero di essere stata esaustiva e aspetto con ansia una sua risposta..

 


>Gentile Anonima,

la malattia di sua madre, avvenuta nel corso della sua adolescenza, ha sicuramente lasciato delle tracce molto profonde. L’atteggiamento di chiusura in cui si trova, la perdita di amicizie e canali comunicativi, il nascondere in qualche modo il suo disagio, mi portano a tracciare un parallelismo con l’atteggiamento che sua madre aveva nei confronti della sua malattia (il non volere che gli altri lo sapessero).
Non deve necessariamente studiare sempre da sola, i suoi amici dell’università avranno da studiare quanto lei, per cui ogni tanto potreste incontrarvi per studiare insieme. Questo è molto importante per lei, deve cercare di non isolarsi e di avere più figure di riferimento. Le consiglio inoltre di proseguire nel suo percorso di psicoterapia e le auguro di portare a termine i suoi studi.
Ci scriva ancora se vuole, cordiali saluti,

Dott. Giovanni Castaldi

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Dott. Giovanni Castaldi

Piazza Oberdan 2, 20129 Milano, (Porta Venezia M1). 
Telefono fisso: (+39) 02 295 314 68
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