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2011/2012 Miscia Traman

Elaborati prodotti durante il corso di Metodi e Tecniche dell'Arteterapia, tenutosi presso l'Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino, anno accademico 2011/2012.

Autore:

Miscia Traman

La psicanalisi ha una validità terapeutica?

Ecco la domanda che mi sono posto quando ho scelto di frequentare questo corso. Io, partendo da studi elementari fatti alle superiori su Freud e il suo pensiero, mi sono sempre trovato in una dimensione estremamente critica nei confronti della psicanalisi, eppure agognavo la possibilità di studiarla, non solo teoricamente (quello lo potevo e l'ho fatto da solo) ma soprattutto a livello pratico, perché volevo capire se le mie critiche fossero effettivamente fondate oppure nate semplicemente da uno studio superficiale e scolastico della materia. Il corso mi ha fornito un eccellente spunto di riflessione su cosa effettivamente il metodo psicanalitico lavora e qual è il campo in cui esercita maggiore influenza.

Partendo dai lavori eseguiti durante il laboratorio e dalle esperienze che essi hanno apportato e, dallo studio di Lacan, ho potuto fare una lunga riflessione che mi ha condotto a un radicamento delle mie critiche nei confronti di questo pensiero, anche se è innegabile che questo studio abbia comunque contribuito a farmi scoprire aspetti, forse più legati all'empirico, che trovo affini al mio pensiero.

Bene dopo questa piccola introduzione parto con la descrizione delle esperienze che ho avuto durante i quattro laboratori del corso.

"L'ALTRO"

Il lavoro sull'altro l'ho trovato estremamente interessante perché in sole due ore sono riuscito ad ottenere un lavoro esteticamente non eccellente ma in cui sono riuscito a imprimere cos'è per me l'altro. Sono partito da un quadrato di creta, piuttosto sottile e tramite la tecnica a sbalzo ho fatto apparire un volto. La cosa importante di questa esperienza è il procedimento. Infatti, mentre io creo un negativo spingendo l'argilla con le dita, idealmente mi immagino l'incontro con l'altro, e a primo impatto io riverso su di lui le mie impressioni negative e positive, creandone un negativo. Ed è solo con il tempo che si approfondisce la conoscenza, e quindi pian piano, dall'altro lato si viene a creare un positivo, perché l'altro lentamente si svuota della impressioni iniziali assolutamente soggettive e acquista una sua tridimensionalità come io diverso da me e quindi una dimensione oggettiva. Ho lasciato il volto senza occhi e bocca finiti perché in sole due ore non credo di riuscire a conoscere una persona così bene da poterla identificare a trecentosessanta gradi. Non casualmente ho scelto l'argilla come materiale, innanzi tutto perché è un materiale favorevole alla tecnica dello sbalzo, ma anche perché cotta, da grigia diventa rossastra, acquista calore e questo rimanda al fatto che vedo l'altro come un qualcosa di vivo , di caldo. In fondo tutte le conoscenze, che si fanno nella vita, buone o cattive che siano contribuiscono ad arricchire la nostra anima. Dico anche quelle negative, perché vedo nel dolore una forma fondamentale, necessaria alla vita, tramite esso (se lo si supera) si cresce, si matura. Il dolore, il male sono necessari a prendere coscienza del bene.

L'altro 1 tnL'altro 2 tnL'altro 3 tnL'altro 4 tnL'altro 5 tnL'altro terracotta base in legno tn

 

"LA SESSUALITA'"

Questo tra tutti i lavori forse è stato quello più difficoltoso, perché mentre per gli altri tre l'idea su come risolvere il lavoro mi si è palesata quasi istantaneamente, per questo ho dovuto ragionarci un po' e alla fine mi sono ispirato alla Body Art creando un collage che rappresentano alcune delle esperienze più significative di questo movimento artistico. Sono partito dal concetto di sessualità legata al corpo, corpo che prima degli anni sessanta era ancora in buona parte visto come un tabù dalla società e soprattutto si trovava come in uno stato di costrizione. Con le rivoluzioni sociali degli anni '60 e '70 la Body Art ha avuto senza dubbio un ruolo fondamentale nel rompere schemi pre-costruiti sui concetti di corpo e sessualità. Sopratutto in campo femminista ci sono state importanti rivoluzioni, sia in campo teorico, sia in campo artistico. Indubbiamente queste artiste, vedi Gina Pane, Orlan sono state fondamentali per slegare il corpo femminile da stereotipi ormai radicati nella società. Tuttavia se a livello di concetto il pensiero che reggeva queste esperienze aveva una sua validità, troppe volte a mio avviso si è arrivato a un eccesso fine a se stesso, dove il corpo finiva per autodistruggersi. Ed proprio tra questi due estremi: da un lato il corpo slegato da tabù, ma non ancora cosciente di se stesso; e dall'altro il corpo autodistrutto, che gli artisti e i pensatori intuiscono genialmente un corpo libero da legami costrittori, libero di essere vissuto nella sua pienezza. In questo senso ho posto alla fine del lavoro una foto di Matthew Barney dove ha il viso spaccato in due. Una parte è infatti mascherata e si tramuta in un mostro mitologico. E' in questo senso che grazie alle rivoluzioni degli anni '60 e '70 ci si è liberati da una visione ormai retrograda del corpo visto come tabù, vissuto come “mostro mitologico” (rifacendoci alla performance di Barney) e gli si è restituita quella dignità di cui si parlava da tempo, ma che non gli è mai stata veramente data. In questo senso Barney esplica perfettamente questo passaggio. Non a caso, l'altra metà del volto è scoperta, è naturale. Il corpo accettato come tale è quindi libero.

La sessualita  collage tn

"LA VIOLENZA"

Ho scelto di eseguire questo lavoro con la tecnica del disegno perché è molto gestuale e quindi credo adatta a esprimere il concetto stesso di violenza. Nel buio vi è una figura che urla per il dolore, e intorno le linee tendono a chiudersi su di lui. Sembra non esserci speranza. Poi in alto appare una luce, sicuramente di redenzione ma che allude anche al fatto che, una volta superato il dolore, veramente si vedono le cose sotto una luce diversa. Infine a destra vi è lui, l'uomo distrutto che, una volta superato il dolore si allontana cosciente delle cose che questo dolore gli ha fatto capire. In questo senso e rifacendomi a ciò che ho accennato prima, in questo lavoro, voglio sottolineare l'importanza che ha per me, nella vita, il dolore.

Sono giunto a formulare questo pensiero dopo aver letto il Faust di Goethe. Proprio all'inizio c'è un dialogo tra Faust e Mefistofele che recita:

Faust “-Chi sei tu?”

Mefistofele “-Io mi son parte di quella possanza che vuole continuamente il male e continuamente produce il bene”.

Ecco, queste due frasi esplicano perfettamente ciò che voglio dire ovvero che il male non è mai male fine a se stesso ma anche esso concorre a produrre il bene. Nel caso del mio lavoro è il dolore, il male che permette la presa di coscienza di certi elementi della vita e quindi del bene.

La violenza matita carboncino tn

A questo punto direi di aver esplicato abbastanza bene le motivazioni e le esperienze che hanno motivato e resi interessanti i laboratori del corso. Devo dire che indubbiamente vi è un qualcosa che tende alla terapia. Interessantissimo è il fatto di approcciarsi terapeuticamente non attraverso il linguaggio, ma attraverso la elaborazione concreta di un oggetto, dove indubbiamente si risulta più sinceri, perché cadono gli schemi menzogneri che si possono creare col linguaggio e una lettura accurata di un lavoro concreto può veramente portare ad una analisi veritiera sul paziente. Eppure io critico, non il procedimento in se della terapia - e leggendo Lacan ho trovato sempre più motivazioni alle mie teorie - ma la lettura che se ne fa del prodotto stesso della terapia, perché le premesse da cui parte la psicanalisi, le premesse da cui parte Freud, risultano essere pressoché agli antipodi rispetto alle premesse da cui parto io per cercare di capire il mistero dell'uomo. Ora, per spiegare ciò, cercherò di analizzare alcuni passi del testo di Lacan, e cercherò di far capire in cosa consiste questo differire di idee.

Il testo di Lacan che prendo in considerazione è Il seminario libro II. L'io nella teoria di Freud e nella tecnica della psicoanalisi e in particolare la prima parte dove Lacan evidenzia l'importanza rivoluzionaria del pensiero di Freud sia per quanto riguarda la definizione stessa di io, sia per quanto riguarda il completo stravolgimento della concezione dell'uomo che si aveva avuto fino ad allora.

Nella mia revisione critica di questo testo occorre fare una premessa:

ho trovato in Lacan un logico impeccabile, indubbiamente in lui la pura razionalità è spiccata e diventa fondamentale nei suoi ragionamenti. Egli lavora per sillogismi e deduzioni logiche, come del resto tutta la psicoanalisi, la cui teoria si basa su deduzioni matematico-logiche applicate alla psiche. Ora queste deduzioni sono impeccabili perché i suoi sillogismi sono validi e non fanno una piega, eppure Aristotele ha dimostrato che benché un sillogismo sia valido, non è detto che la sua conclusione sia vera perché occorre verificare la veridicità delle premesse. Detto questo, passo ad analizzare le premesse da cui Lacan parte per strutturare i suoi ragionamenti.

Lacan parte dal sottolineare la rivoluzione del concetto di io apportato dalla psicanalisi. Fa un breve escursus del concetto di io nella filosofia da Socrate in poi e conclude che la rivoluzione freudiana sta nel distinguere nettamente l'io dal soggetto. Con questa affermazione, che Lacan definisce copernicana si ha un decentramento dell'io dall'individuo. In poche parole Freud prende coscienza di ciò che Rembaud recita in una sua poesia ovvero che l'io è un altro. In questo senso l'io diventa una funzione immaginaria che è scoperta dell'esperienza e che diventa a sua volta guida alla nostra esperienza. L'io diventa così la prima barriera da superare per arrivare a ciò che interessa veramente alla psicanalisi, ovvero l'inconscio.

Ora questa sorta di “rivoluzione copernicana” sminuisce e solo apparentemente evolve il concetto di io, in quanto è proprio l'io che distingue l'uomo dall'animale, perché è nell'io che risiede la forza di volontà, completamente assente nell'animale che agisce puramente per istinto. Con questo non voglio certo togliere la dimensione istintuale insita nell'uomo, ma di sicuro viene enormemente ridimensionata. E' ovvio che se si decentra l'io dall'individuo, ovvero io non sono io, questa concezione cade, e l'uomo diventa semplicemente un animale più evoluto. E la forza di volontà che fine fa? E' questo che mi chiedo, e Lacan non riesce a mio avviso a dare una spiegazione.

Sicuramente ci prova, ma alla fine non è convincente. Non è convincente perché lavorando solo per sillogismi ci si dimentica l'altra parte fondamentale dell'uomo, che parallela alla razionalità è pur essa fondamentale , ovvero la parte del sentimento. Ed unicamente tramite la forza intuitiva del sentimento che si può capire che la volontà è insita nell'io, e che è questo ciò che differenzia l'uomo dall'animale.

L'esito del ragionamento di Lacan lo porta a sottolineare l'altro aspetto, che secondo lui è rivoluzionario nella psicanalisi, ovvero che con Freud cambia radicalmente la concezione di cos'è l'uomo. Per comprendere ciò Lacan parte da Hegel (di cui uno dei suoi allievi fa una sintesi del suo pensiero direi perfetta) e sostiene che è dopo di lui che entra in gioco il concetto di macchina, cosa prima non contemplata se non parzialmente dalla filosofia, ma che a metà '800 non può più essere ignorata. Infatti con l'avvento delle prime macchine a vapore, vengono scoperte le leggi che regolano la dispersione di calore, viene scoperta l'entropia, insomma nasce la termodinamica. Freud è il primo che cerca di applicare le leggi fisiche che regolano le dispersioni di energia all'uomo, ponendo l'uomo come “macchina”, e attraverso queste leggi non solo vuole spiegare il fisico ma anche la psiche. Egli, secondo Lacan, è il primo medico moderno nel senso stretto del termine perché agisce sull'uomo come un meccanico agisce su una macchina. Teorizza tutta la struttura della psiche come un insieme che si sviluppa su più livelli in cui a un dispersione corrisponde una carica, a una azione corrisponde una reazione. Arriva a intuire che tra i neuroni ci sono scariche elettriche che concorrono a riportare il sistema-uomo all'equilibrio, ed essendo che l'uomo è continuamente pervaso da stimoli esterni, è logico che questo processo di carico e scarico di energia sia sempre attivo e questa attività è quella che produce la nostra psiche, dall'inconscio al conscio.

Ora tutto questo ragionamento appare sbalorditivo se ci si dimentica l'aspetto propriamente sentimentale dell'uomo. Per sentimento intendo tutta quella sfera che scaturisce dall'uomo senza necessariamente una logica, per il semplice fatto che di logico nel sentimento non c'è proprio niente, ciò nonostante questa parte è forse la più importante nella vita interiore di una persona. E non dico questo semplicemente perché lo penso, ma perché è un dato di fatto che esso influisca totalmente sulla vita di un individuo. A questo punto trovo impossibile applicare le leggi della fisica al sentimento, perché esso stesso per sua natura sfugge a qualunque ingabbiamento razionale in cui si cerchi di porlo. Non è un caso che la volontà di razionalizzare il sentimento e ciò che scaturisce da questo porti a conclusioni non arbitrarie, ma troppe volte contraddittorie e se non contraddittorie sicuramente non esaurienti. Di sicuro la deduzione puramente logica è importante, ma non può essere totalizzante perché, come ha dimostrato Aristotele, troppe volte il sillogismo giusto non risulta vero e si infrange quando si scontra con la realtà delle cose visto che le premesse sono sbagliate.

In questo senso critico pesantemente una visione meccanicistica dell'uomo, non perché razionalmente sia sbagliata, ma proprio perché è solo razionale e per questo risulta sbagliata, visto che solo con la logica non si riesce a cogliere l'uomo nel suo insieme ma solo una parte.

Credo sia questo il senso di ciò che dice Alesa al fratello: amare la vita più della logica. Ecco cosa conta, e non perché non sia importante la logica, ma perché le leggi della logica non sono superiori alla vita così come le leggi del sentimento non sono superiori al sentimento stesso.

Ecco perché una visione puramente meccanicistica dell'uomo non ha senso, essa ha senso solo sulla parte fisica dell'uomo, non sulla sfera pscichica-sentimentale.

 

Questi contenuti sono stati pubblicati con l'esplicito consenso da parte dell'autore.

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Dott. Giovanni Castaldi

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